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Ho sempre avuto il sospetto che l'amicizia venga sopravvalutata. come gli studi universitari, la morte o avere il cazzo lungo. noi esseri umani esaltiamo i luoghi comuni per sfuggire alla scarsa originalità della nostra vita. (Trueba)

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Obiettivo 52. Sei la mia vita. Ferzan Ozpetek

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Cresciuta con un grande uomo, mio zio, e con la grande donna che gli stava accanto posso dire che se sono così oggi è grazie (o per colpa) a loro; animata infatti da un forte spirito di contraddizione e circondata da soggetti mediocri, ogni volta che, gli zii mi portavano un libro o mi portavano in un museo, io storcevo il naso e sbuffavo perché era più semplice uniformarsi alla massa e non ricevere continui stimoli. Fatto sta che dopo anni di libri lasciati a riempirsi di polvere sugli scaffali, un giorno, decisi che forse potevo leggerne qualcuno e da quel giorno non sono più riuscita ad allontanarmi troppo dai libri, ne ho sempre uno in borsa. Che un Dio protegga gli spiriti contraddittori e le belle persone.

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Che Ozpetek fosse anche scrittore l’ho scoperto durante “Ti racconto il mio prossimo libro”, una bellissima manifestazione estiva a Pietrasanta. Mi ha subito affascinata e mi sono detta “se scrive come parla e se le sue storie sono come i suoi film allora è fatta”. Ed infatti non sono rimasta delusa dal suo “Sei la mia vita”. I personaggi che popolano il palazzo di via Ostiense ci sono, sono indimenticabili, estrosi, le loro storie sono coinvolgenti, si intrecciano e conducono ad altre figure diametralmente opposte. Il ritmo è sostenuto. Personalmente non conoscevo la Roma degli anni  Settanta-Ottanta, ero troppo piccola, ed è stato bello apprendere dell’atmosfera di libertà intellettuali e sessuali senza freni, della maledizione dell’Aids. Le pagine sono piene di sentimenti, lacrime, risate.
Le pagine stavano per finire e sentivo che mi mancava qualcosa, perchè l’uomo a cui il protagonista apre la propria vita non reagisce, non risponde; mi bastava anche solo un lamento, ma niente. Ero sul punto di bollare il libro con un NI quando, alla fine, ho capito. Forse perché anche io amo follemente.

L’allegra brigata in laguna.

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Aria fresca e frizzante, sole unico protagonista del cielo e un manto di brina hanno accolto la nostra allegra brigata in visita al Lago di Massaciuccoli. Ogni membro della comitiva ha contribuito ad arricchire la giornata, partendo da Nicola, la guida naturalistica, che ha indirizzato la nostra attenzione sui vari animali che stavamo per vedere come il falco di palude, l’airone cenerino, l’airone bianco maggiore, il beccaccino, la folaga, il germano reale, l’usignolo di fiume, la cannaiola e il cannareccione nel canneto. Essendo inverno abbiamo potuto ammirare anche svernatori come il cormorano, lo svasso maggiore, lo svasso piccolo. Non ha mancato di fornire abbondanti nozioni sulla fauna della laguna. A documentare la passeggiata ci ha pensato Sergio Pietra Caprina, che, videocamera alla mano, ti invogliava/intimava a prestare attenzione.
La visita agli scavi della  Massaciuccoli Romana ha contribuito a rendere speciale una bella giornata.
Ma per averne veramente conferma io ho un metodo del tutto infallibile, usato stavolta per capire se l’esperienza naturalistica/culturale ha lasciato il segno: domandare a Pena&Panico “cosa vi è piaciuto della visita alla Laguna di oggi?” e poi sperare per il meglio. Stranamente sono state d’accordo nel mettere la laguna ghiacciata al primo posto nella classifica delle cose più belle. In effetti si sono divertite a spaccare l’esile lastra di ghiaccio che si era venuta creare in prossimità della riva e poiché la mela (o la pera, non ricordo) non cade lontana dall’albero, il babbo ha insegnato loro quanto è bello lanciare grossi pezzi di ghiaccio e vederli mentre si frantumano in mille pezzi creando bellissimi giochi di luce. Risultato: piedi dentro l’acqua, scarpe di tela inzuppate e mal di gola serale. Al secondo posto hanno posizionato a pari merito le terme degli antichi romani (“sai che bella l’acqua calda in quelle piscine a mosaico!”) e il falco di palude, avvistato mentre sorvolava maestoso il canniccio.
Nei capanni sono riuscite a mantenere il silenzio richiesto grazie anche, ancora una volta al babbo, che aveva portato un cannocchiale da urlo. Solo al terzo posto si è classificato il museo della Lipu, ma solo perché, a quel punto erano stanche.
Due parole sul museo le spendo volentieri. Complimenti a chi in due stanze, è riuscito a racchiudere tutta la magia della laguna. La prima stanza è dedicata a tutti gli animali e le piante che si trovano sopra la laguna, la seconda invece, a cui si accede dopo aver oltrepassato una tenda scura e pesante, mostra tutto quello che si trova sotto la laguna tramite un percorso che si illumina man mano che si procede.
La grande delusione è stata il non riuscire a vedere la pianta carnivora.

Per un grande film non occorre un cinema grande ma un Grande Cinema.

La scelta del film da vedere è vincolata da vari fattori, il principale è cercare un piccolo cinema indipendente non legato alle varie multisala. Le alternative sono poche ma molto valide. Scelgo il teatro La Gran Guardia, guardo cosa propone e decido di portare Pena&Panico a vedere Il Piccolo Principe. A conferma di aver fatto la scelta giusta mi è arrivata quando una mamma tamarra abbestia  che con un’eleganza inaudita uscendo dal cinema ha esclamato “Oibò mai più ! Marsha e orso la prossima vorta!” ,ho guardato la mia amica e ci siamo dette “sarà bellissimo!!”. E così è stato! È inutile fare un confronto libro/film perché da che mi ricordo i film hanno sempre perso, non si puo ricreare la bellezza che si nasconde dietro ad ogni pagina da sfogliare, dietro ad ogni personaggio immaginato, dietro alle emozioni delle parole; inoltre il film non è una fedele riproduzione ma propone una storia moderna in cui il perno centrale è l’opera di Antoine de Saint-Exupéry. Il risultato è piacevole, commovente, divertente. Ho trovato interessante i diversi stili di animazione che variavano in base alla storia narrata e soprattutto lo hanno apprezzato anche le piccole belve che finito il film mi hanno chiesto di comprargli il libro. Credo sia il giudizio più stellato che un film possa ricevere.

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