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Ho sempre avuto il sospetto che l'amicizia venga sopravvalutata. come gli studi universitari, la morte o avere il cazzo lungo. noi esseri umani esaltiamo i luoghi comuni per sfuggire alla scarsa originalità della nostra vita. (Trueba)

L’insostenibile stupidità dell’essere.

neuroni

Sai quandoti senti figa perché sei riuscita a farti una doccia, asciugarti i capelli e vestirti senza nessuno intorno che lagni o che ti chieda quanto pesa una montagna o se può andare a far pipì? Ecco, era uno di quei giorni, tutto procedeva regolarmente fin quando non mi sono imbattuta nell’ennesimo essere vivente che con la sua superficiale semplicità, ha mi gelata. Fiera del mio outfit, di come quella particolare maglietta si adattasse senza comprimere, mi sono trovata semplicemente a chiedere:”Scusi, devo fare la visita medica per la patente la stanza è questa?”
Ho visto subito come il suo sguardo di donna umiliata dalla natura e ferita dalla vita, si è posato sul mio nobile ventre e come abbia sorriso, allora l’ho bloccata subito, non volevo sentire quello che pensava, mi era bastata l’espressione e con un secco “No!” ho cercato di fermarla. L’essere non pago ha insistito:
“No, perché g..”
“Nooo!”- ho ripetuto, ma lei svelta:
“no guarda, perché ce l’hai a punta e ti avrei detto maschio!”
Ecco, il male e la morte non si augurano a nessuno, ma l’essere ci è andato pericolosamente vicino, minimo si merita un bruciaculo lungo due giorni. Un po’ come Fulvia di Rieducascional Ciannel, mi chiedo cosa spinga gli esseri viventi ad aprire bocca senza usare quella manciata di neuroni che la natura ha fornito loro, ci deve essere dietro un disagio, una carenza, non possono pensare semplicemente che sia simpatico dire certe cose. Ora, a onor del vero c’è da dire che non sono una 38, neppure una 40, diciamo che riempio bene bene una 42; non ho la pancia piatta da circa 19 anni, ma se mi sento figa non mi devi rompere le palle.

Libri in fila indiana.

Nel fare una lista dei libri che ho letto, mi sono resa conto che se iniziassi a drogarmi forse spenderei meno, anche se non so se con questo tipo di dipendenza, avrei gli stessi benefici della lettura. Ecco la lista, parziale, dei miei 50 grammi di felicità : “L’amica geniale”, “Storia del nuovo cognome”, “Storia di chi fugge e di chi resta”, “Storia della bambina perduta” tutti di Elena Ferrante. Ho trovato la trilogia piacevole, ho apprezzato la crescita stilistica di pari passo con la crescita anagrafica, alla fine sono rimasta con l’amaro in bocca, che non è un male anzi, ho avuto chiaro fin da subito con chi tra le due protagoniste avevo più affinità. Sempre della Ferrante ho letto “L’amore molesto”, ma avendolo letto dopo la trilogia, mi ha un po’ deluso, l’ho trovato incompiuto, abituata alle vicende ben più complesse degli altri libri. “Dieci minuti” di Chiara Minuti, mi è stato regalato per aiutarmi ad accettare dei cambiamenti e in parte c’è riuscito, non ho accettato la sfida della protagonista di fare una cosa nuova ogni giorno per dieci minuti, però mi ha confermato che è necessario rimanere se stessi per essere felici sempre. Con libri come “L’invenzione della madre” di Marco Peano e “La casa blu” di Massimiliano Governi, sono entrata nel girone dell’amore e della morte, dell’amore puro tra genitori e figli e della morte pianificata in seguito a una malattia incurabile o cercata nella casa blu in Svizzera. Sono state entrambe letture difficili, pagine cariche di emozioni che ancora oggi, al solo pensiero, mi fanno stringere il cuore. “La casa blu” l’ho letto dietro consiglio di un autore che adoro, Fabio Bartolomei, di cui ho finito di leggere tutti i libri, quindi è bene che si impegni a farne uscire uno nuovo a breve. Ne “La grazia del demolitore” descrive con la sua ironia graffiante e mai scontata, la società moderna divisa tra vincitori che si spartiscono soldi e terreni sulle spalle dei vinti fino a quando, per uno strano caso del destino, le due categorie si uniscono e avviene l’inaspettato.Per non farmi mancare la mia dose di ansia, mi sono rivolta a colui che disturba i miei sonni da quando avevo 15 anni, quando con Pet Sematary, mi fece odiare gli americani e la loro mania di non recintare quei cavolo di giardini. Mi sono buttata su “Duma Key”, “Cell”, “Doctor Sleep” e “La bambina che amava Tom Gordon” di Stephen King. Duma key l’ho trovato coinvolgente nella prima parte e un po’ scontato nella seconda; simpatica l’idea del potere dell’arte, ma non certo originale, a metà lettura di Cell ho capito che sarei stata tra le prime a morire, scorrevole, avvincente con quel filo di pazza perversione che tanto mi affascina. Mi sono avvicinata a Doctor Sleep con la stessa paura con cui controllo i tombini prima di passarci sopra e non mi ha delusa, degna conclusione di un pilastro che ha fatto storia. Ansia pura per La bambina che amava Tom Gordon, quel suo avvicinarsi maledettamente alla realtà, l’avere figlie dell’età dei protagonisti ha reso il tutto molto più inquietante.

Scrivo per passione e leggo per vivere.

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Sono rimasta indietro con “obiettivo 52” perchè, come ho già accennato, avevo bisogno di vivere, di vivere altre vite oltre la mia, di trovare spiegazioni, consigli, di non sentirmi sola, unica. Avevo la necessità di isolarmi, di concentrarmi su problemi degli altri, di perdermi in giri di parole e così è stato.
In questi periodi sono paragonabile ad un tossico: nella mia borsa ci deve sempre essere un libro, così come in cucina o sopra al comodino. Non leggo più in bagno da quando ho perso la mia copia di “Anche le formiche nel loro piccolo si incazzano”: ogni luogo ha la sua lettura. Questa mia dipendenza è fin tropo nota alla mia famiglia, li facilita molto quando devono o, più raramente, vogliono farmi un regalo. Forse è proprio a causa loro se ho avuto un freno sulla scrittura; per il mio ultimo compleanno il compito di scegliere il regalo è toccato a Camilla, che per l’occasione chiamerò con il soprannome più adatto di Tardilla. Tardilla è andata diretta in libreria e dopo un’accurata ricerca, pare anche dietro consiglio del commesso, mi ha preso la mia dose di felicità. Così, come da tradizione, spente le candeline, ormai troppe, sono pronta a ricevere l’inatteso regalo, quando l’adorato marito, tanto buono e caro ma messo male a sensibilità, raduna tutta la ciurma e chiama Tardilla dicendo:
“Cami porta il libro a mamma!”
e addio sorpresa, sapevo che avrei ricevuto un libro, ma un po’ di mistero fino all’ultimo è chiedere troppo? Evidentemente sì. Le sorprese però non finiscono perché la genialità del regalo è stata disarmante: ho ricevuto il terzo volume di una trilogia di cui io non avevo letto i primi due. Favolosi! Faccio notare la cosa, sottolineando l’amore con cui è stato effettuato il gesto, al che rispondono:
“Ma noi lo abbiamo fatto così puoi comprarti i primi due!”
A quel punto io ho replicato:
“Ceerto, io per il vostro compleanno vi regalo una ruota e la bici ve la comprate voi”.
Quindi capite bene che dovevo leggere senza soffermarmi a scrivere, avevo bisogno di ossigeno puro senza compromessi.
Ho letto talmente tanti libri, che si meritano un post a parte… il prossimo. Stay tuned!

Un ordinario lunedì di cultura.

 

Ci sono incontri che ti cambiano la giornata, a volte ci metti un po’ per capirne l’importanza da tanto che sono inaspettati; il mio per esempio inizialmente mi ha lasciato senza parole, ma andiamo con ordine. Lunedì mattina apro il portone e un signore mi chiede – Scusi, ma lei lo conosce il Petrocchi che ha scritto “I sacrifici” ?! – Lì per lì, come ho già detto, sono rimasta a bocca aperta, sarà che avevo Pena e Panico da portare a scuola e Lilli al guinzaglio che tirava come una muta impazzita, fatto sta che ho solo saputo dire – No, mi spiace ! Ho letto nei suoi occhi una profonda delusione che un po’ mi ha fatto vergognare. Essendo profondamente curiosa e detestando l’ignoranza, sono andata a cercare in rete chi fosse questo Petrocchi, perché lo ammetto, come nome non mi diceva proprio niente. Scopro che è esistito eccome: Policarpo Petrocchi (Pistoia, 16 marzo 1852 – Pistoia, 25 agosto 1902) è stato uno scrittore, filologo e lessicografo italiano, a lui si deve il primo vocabolario della lingua italiana, edito tra l’altro a fascicoli. Niente notizie però su un’opera detta “I sacrifici”. Potevo semplicemente farmi due risate ed andare oltre, cosa che inizialmente ho fatto, ma, essendo dissociata di natura, non sono riuscita ad andare oltre; ho dovuto dedicare tempo ed energie a cercare notizie, conoscere, per non farmi trovare impreparata la prossima volta, volevo anche capire cosa spinge un uomo alle 8.10 di mattina a porre queste domande così a bruciapelo ad estranei; vuole forse testare il livello di ignoranza culturale per farsi lui due risate o forse hanno fatto la stessa domanda a lui la sera prima ma, non avendo internet, non ha potuto placare la sua curiosità velocemente come ho fatto io o molto più probabilmente cercava una persona colta con cui conversare? E a ridere adesso è lui!

Radici 

Perché in fondo la vita io la vivo così… io sono quella che cura e nutre con passione la sua orchidea: ci parlo, le do il giusto nutrimento, la giusta luce, compro tutto il necessario per farla crescere sana e bella, fino a che non arriva un amico, uno di quelli seri, che ha tante passioni e che si documenta e ti dice “lo sai vero che quelle che hai attaccato con tanta cura al bastoncino, per farle crescere, non sono rami, ma sono le radici, vero?!” …ecco, nelle vita mi va sempre così: finisco sempre per trovarmi con tre radici per aria.

Serata da oscar

 

Per riuscire ad andare da sola al cinema le istruzioni da seguire sono semplici ma ben precise. Innanzitutto si devono crescere figlie con la mente aperta, pronte ai cambiamenti improvvisi e soprattutto sottolineare sempre gli aspetti positivi delle varie opzioni. Mettere di fronte le possibili alternative già di prima mattina, cosi hanno poco tempo per discutere e poi a scuola hanno altro a cui pensare. La soluzione arriverà quando loro usciranno stanche e affamate nel pomeriggio e lì è fondamentale presentare la scelta finale con tutto l’entusiasmo possibile. Poi se nonostante tutto, il disappunto aumenta, deve intervenire l’autorità dell’adulto che, con voce severa e gioco di mano, impone il suo volere. In pratica alle 8.25 ho già esaurito il 98% della pazienza e il 78% delle energie. Mi butto in palestra dove anniento ogni pensiero/sentimento negativo e dopo un’ora di sudore e lacrime esco carica e nuovamente motivata. Tralascio quello che avviene fino alle 16.30, non so se ci sono deboli di cuore tra di voi. Detto ciò alle 16.30 ho già organizzato merenda, cena e attività ludiche per pena, panico, agonia, marito e lilli. Riesco a rientrare in casa alle 18.40 e, considerando che mi passano a prendere alle 19, devo fare i miracoli per essere presentabile. Poi accade che vedo il libro, lì proprio vicino al divano e il danno è fatto. Riesco a riemergere dalla lettura alle 18.58 e decido che vado bene come sono, cioè sconvolta, tanto al cinema è buio. Scendo puntuale per l’appuntamento, si decide di mangiare un panino, scelgo di restare nei tavoli esterni in modo da non togliermi il cappello prima del tempo, inoltre c’è bisogno di aria che circola perché il panino è con salsa verde, prosciutto, cipolle e melanzane. Arrivate al cinema mi decompongo sulla poltrona e mi godo il film. Moonlight, una storia semplice che riflette la società malata che non riesce a non giudicare chi si distingue, chi non rientra negli schemi che hanno creato dei bigotti puritani. Sarà la rabbia per le difficoltà affrontate dal protagonista, sarà la cattiveria gratuita dell’uomo verso il diverso, sarà per il panino, ma è tutto il giorno che ho un peso sullo stomaco.

Lavoro 2.0

Mentre stavo riorganizzando il c.v., nella speranza che i miei studi fruttino qualcosa, mi è capitato tra le mani un lavoro interessante. Non credo siano molti al mondo a svolgerlo, a quanto mi risulta, per ora ce ne è solo uno, un certo KENNETH PLAY. In pratica il tipo guadagna 1000 dollari a seduta e si diverte un sacco, questo almeno lo credo io, cioè io mi divertirei come una matta, sarei più bastarda e psicopatica che mai, mi ci vedo proprio lì seduta che me ne esco con esclamazioni tipo “ puf”, “oddio, così no”, “aiaiaiaihhh” . Mi spiego: lui offre assistenza alle coppie mentre fanno sesso, giuro, lui le guarda e dà consigli. In pratica è un preparatore atletico di sto caxxo. Scusate il francesismo, so di essere immatura, limitata ed ancorata a schemi mentali antiquati, ma non riuscirei a sentirmi libera di muovermi, sapendo che mi stanno guardando; a me dà gia noia quando uno mi sta alle spalle mentre leggo, figuriamoci se gli do le spalle nuda.

L’intollerante.

Forte di citazioni come “La causa principale dei pr14280567_959731527469520_1456224319_n1oblemi è che al  mondo d’oggi gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi.” (B. Russell) mi convinco di essere dalla parte giusta del fiume e riesco a sopravvivere. Ogni azione porta delle conseguenze e non sempre pari e contrarie. Educare i figli attraverso l’esempio è una delle mie più grandi convinzioni, il problema è che non sempre credo di essere la persona più adatta da prendere a modello.  Dico veramente un sacco di parolacce, mi innervosisco troppo di fronte alla stupidità umana, sono intollerante verso la “bella gente” e il “bel mondo”, mi vengono le bolle al solo pensiero. Detto ciò credo nella evoluzione della specie,  quindi spero  che la mia  prole migliori i miei difetti, li perfezioni fino a farli diventare pregi; non sarà un compito facile, dovranno lavorare parecchio, ma sono sicura che ci riusciranno. Tra i vari pregi che ho,  quello che preferisco è, come ho già detto l’intolleranza, non una antipatia generica; spesso non tollero che altre persone respirino la mia stessa aria, abbiano il mio stesso diritto di voto e cose simili, quindi quando la figlia grande mi chiede, anzi mi sfinisce per un’estate intera, di poter andare ad una serata in discoteca in cui l’ospite è un “ballerino”, l’ex di, il prediletto di, insomma un personaggio  che racchiude tutto quello che detesto, mi faccio tremila domande su quello che ho trasmesso come genitore, su come sia possibile che mia figlia, sangue del mio sangue, possa smaniare per vedere un essere del genere; poi, sotto consiglio della mia amica geniale, faccio un salto indietro nel tempo,  mi vedo a 17 anni e capisco che forse esagero, che c’è tempo per crescere e iniziare a detestare la “bella gente”. Passa l’estate, si avvicina la data del triste spettacolo, ma non mi arriva nessuna richiesta, quindi chiedo il motivo e la risposta mi spiazza: “Sai mamma nella stessa data c’è il compleanno di Tizio. Non essendo “figo” nessuno ci va e a me dispiace troppo; non lo trovo giusto, quindi vado al suo compleanno”.  E qui scatta l’applauso. Sto facendo un buon lavoro, in culo a tutti quelli che per anni si sono presi la briga di riempirmi di consigli, non richiesti, solo per il fatto che ero giovane e quindi incapace,  a detta loro, di crescere figli.

La mia amica geniale 

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Se i sogni sono la porta sul nostro inconscio, è bene che la mia rimanga ben chiusa. Se saperli interpretare è importante per conoscerci meglio, a me sta bene avere un rapporto superficiale con il mio inconscio. Non voglio capire i motivi che stanno dietro al sogno che mi ha fatto svegliare con un peso sul cuore e un’incazzatura nell’anima. Però lo racconto così magari non ci penso più. Era una notte buia e tempestosa, non è vero era solo notte, ma adoro Snoopy, comunque era notte. Squilla il telefono, ed, essendo l’unico menbro della famiglia che reagisce in tempi brevi se stimolato, vado a rispondere. Era la polizia di Lucca: una donna con voce cupa si scusa per l’ora, ma deve informarmi che la mia amica, quella che sa più cose di me che io stessa, quella con cui non riesco ad essere normale, quella che fa la saggia perché lei certe cose le ha studiate, quella che è sempre stata fuori da ogni schema, insomma lei, è morta e chiamano me perche è l’unico numero che si legge sul suo cellulare anteguerra è il mio. Mi assale subito un dolore al petto, mi tremano le gambe, non capisco, penso subito alla figlia, al compagno e ora come faccio a dirlo. Poi chiedo come è successo e, qui cari dottori mi dovete venire incontro, perché l’amica, quella cretina che deve sempre fare l’alternativa, era andata con un’amica a mangiare la pizza e fin qui tutto bene; il problema è che lei è anche vegetariana quindi non poteva ordinare una pizza che so broccoli e salsicce o speck e mascarpone no, lei deve fare l’originale e allora ordina una pizza ai petali di rosa e resta soffocata proprio con un petalo. Quindi mi sveglio stanca, triste e incazzata.

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