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EdnaModeblog

Ho sempre avuto il sospetto che l'amicizia venga sopravvalutata. come gli studi universitari, la morte o avere il cazzo lungo. noi esseri umani esaltiamo i luoghi comuni per sfuggire alla scarsa originalità della nostra vita. (Trueba)

Mese

novembre 2015

London Calling

Che sono compulsiva lo avevo già detto, che sono maniaca del controllo forse ancora no. Forse “maniaca” non è il termine adatto perché non devo avere tutto sotto controllo, non lo ritengo possibile, però cerco di ridurre gli imprevisti al minimo quando provo ad organizzare qualcosa.
Nel programmare l’imminente viaggio a Londra (essendoci Pena, Panico e Agonia al seguito non può essere classificata come vacanza,non ne ha i requisiti base)  devo tenere conto di:
– fattore senza glutine, quindi cercare locali e portare cibo
– fattore climatico, quindi preparare vari cambi per le nane
– fattore sfiga, si ammaleranno
– fattore shopping compulsivo e così via
Inizio con entusiasmo: compro le guide Lonely Planet anche la versione per bambini, scarico elenchi di locali gluten free, cerco negozi cool, con Google Maps scelgo percorsi adatti per le varie attività, mi informo su orari dei musei e poi come per magia, appena faccio il check-in,  mi sembra di essere già tornata dal viaggio e così rimando tutto all’ultimo secondo, anzi, senza dirlo al marito, visto che ci sono, guardo i voli per il prossimo viaggio.

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Il profumo delle belle persone

zioSempre di fretta, entri in casa veloce che devi riuscire, prendi il cane, porta le bimbe, gira la ruota, frenesia all’ennesima potenza, fino a che non ti trovi ferma di fronte all’armadio e pensi ok ci siamo; è quel periodo dell’anno in cui devi cambiare qualcosa e l’armadio ti sembra un ottimo inizio, così inizi a tirar fuori maglie, canotte, pantaloni finché non trovi quello che in realtà stavi cercando quell’indumento che ti fa star bene, quello che tieni lì perché è lì che deve stare.
Quel capo che ti fa stare meglio perché ancora trattiene quel profumo che solo le belle persone possono avere e quando hai la fortuna di essere cresciuta assieme ad una di loro non ne puoi più fare a meno. Non saprei come spiegarlo: è un odore dolce, caldo, avvolgente, che ti fa stare bene.
Così quando mi trovo in difficoltà, quando sono di fronte ad un bivio, trovo una scusa per aprire l’armadio e chiedere aiuto allo Zio.

Il profumo delle belle persone

Sorgente: Il profumo delle belle persone

Meno capre per tutti !

Per sentirmi meno capra, vi propongo un evento: “Sea and coffè”.  La performance di un’amica, una di quelle che ha trovato il suo equilibrio un briciolo sopra la follia, per questo è in perenne evoluzione.

 

“Sea and coffè “

Transition around un “restore”( una carta di Pietroiusti in restauro) en dialugue avec (featuring)
Paola Nannipieri ’s works

A cura di Judith T. Lee Pin and Giuliano Nannipieri
In collaborazione e presso il laboratorio di restauro di Federica Soriani e Massimo Filippelli
Opening sabato ore 18

In partenza dallo studio di viale di Trastevere, Cesare (Peitroiusti) dona a Betty (Elisabetta Nesi) una carta, più esattamente un caffè su carta, una sorta di elegante macchia scorpione ottenuta credo con procedura quasi stocastica. Per accidente, per sorte avversa o forse propizia, non è facile da dirsi questo, la carta suddetta subisce un ulteriore rovescio; no, non quello originario di produzione; infatti pochi giorni prima della morte (causata da un occlusione del coledoco, con conseguente avvelenamento da birobulina) mio padre, già indebolito, lascia cadere sul tavolo un bicchiere di caffè : l’opera di Cesare, che si trovava nei pressi per essere più adeguatamente incorniciata, viene investita da un inaspettato dripping che va confondersi e sovrapporsi al lavoro originario. Cominciamo a riflettere sulle eventuali procedure di restauro, Judith ipotizza una nuova realtà d’opera seguendo un percorso teorico contiguo all’idea dell’arte relazionale, un’opera nuova. Decidiamo di coinvolgere Federica Filippelli Soriano e la chiamiamo al telefono. Federica lavora con il marito Massimo: hanno uno studio di restauro che da anni accoglie il Contemporaneo in restauro. Il giorno seguente portiamo l’opera allo studio e lì Judith vedendo l’opera sul tavolo sente che il lavoro di restauro deve necessariamente passare attraverso procedure relazionali .Si! yeah! Ecco l’idea che subito Federica e Betty sposano con entusiasmo. Tutto il lavoro di Judith ed il mio in questo momento sono articolati intorno al pensiero e al corpo di un paradigma di arte al femminile, fuori dalle logiche di mercato anche espositive. Così potrebbe essere davvero bello se quest’opera in restauro (ma potremmo e possiamo allargare ad altri lavori in restauro questa attività) se quest’opera appunto che è di proprietà di Elisabetta – un‘opera privata è spesso privata anche di visibilità – potesse essere vista anche da altri, e fosse quindi accompagnata da altri lavori, da altre opere che dialogassero con lei, fossero motivo di scambio, di dialogo, si ispirassero anche, si aprissero ad una e più relazioni, mostrassero queste dinamiche: un restauro ovvero una restituzione di visibilità , la natura reale delle opere che invero è quella di essere sempre delle agorà, ovvero dei luoghi di scambio, di incontro, di socializzazione: il possesso capitalizzante, collezionistico ne è la morte o almeno l’invalidante mutilazione. Si decide di coinvolgere un’artista che lavora con le macchie ma non stocasticamente, ottenute piuttosto con controllo, controllate, bordate, rese materiche dalla sabbia e dall’eccesso di vernici in una sorta di incontro fra pop, Burri e cake designe. L’artista è mia sorella, Paola Nannipieri, figlia dell’interattore macchiante l’opera di Cesare che chiamo: al solito mi risponde con una domanda di rito:”ma chi ascolta più le segreterie telefoniche?” beh su una vecchia meil mi ha scritto che “è bello essere usati ed usare” così decidiamo di usarlo senza imbarazzi. Le opere, macchie fissate, onde bloccate con bordi da torta e sabbia inamovibile, opere marine e antistocastiche di Paola sono in dialogo restaurante con la carta doppiamente caffeinica di Cesare (e di nostro padre?). Paola accetta la proposta di usare la macchia scorpionica originaria? come modello per altre opere, quali un grande telo che andrà a coprire un altro grande quadro in restauro, opera che il proprietario sembra non voglia mostrare negando così a quel lavoro un vero restauro ovvero la restituzione di visibilità e l’apertura come piazza, luogo di scambio e di incontro; della materialità ultra relazionale di un lavoro, poco ci interessa, soprattutto se il valore di cura, di bellezza condivisibile che ogni opera porta con sè, non ha la morbidezza, l’eleganza di un cuscino, di un ricamo su una tovaglia, di un rotolo ripiegabile: anche le opere inutilmente rigide perdono la loro natura dura e patriarcale nel farsi oggetti e luoghi di piacevoli, non convenzionali , delicati restauranti incontri. Un grazie a Betti, a Federica e a mia sorella Paola per aver accettato questo dialogo, questo incontro.
Judith T. Lee Pin and Giuliano Nannipieri

 

La prima volta che ….

Ogni volta che sento dire “Stai tranquilla” mi sale un brivido lungo la schiena, perché mi ricordo quando quasi venti anni fa, un bel ragazzo, me lo sussurrava nelle orecchie. Dopotutto, è stata proprio la sua capacità di farmi sentire al sicuro anche in mezzo ad un attacco di zombie che mi ha attratto fin da subito. Da quelle parole sussurrate con amore al ritrovarsi urlante in sala parto è stato un attimo: un anno dopo quell’episodio di fiducia mal riposto, mi sono ritrovata in un ospedale a cercare di mettere al mondo una bambina, che per similitudine e somiglianza verrà ricordata con il nome di Agonia. L’esperienza del parto che tutte mi dicevano essere un momento indimenticabile, in effetti lo è stato, c’è voluto del tempo prima che mi dimenticassi la sfilata in barella attraverso il reparto diretta verso la sala operatoria: sembravo un pachiderma indemoniato, maledicevo tutti quelle sciagurate persone che incrociavano il mio sguardo e per rendere il tutto ancora più teatrale, dietro di me c’era bicipiti d’oro che si scusava con tutti.

Untitled #229

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E’ tornata….

È tornata… sono stata quattro giorni senza Agonia e sono riuscita a: scrivere due racconti brevi, leggere due libri, aprire un blog e a gestire una piccola impresa familiare. Ebbene, è tornata!E con lei un vortice di richieste, bisogni, necessità, attenzioni. Non sono una mamma apprensiva, anzi tutt’altro, sono spesso paragonata ad una matrigna dalle altre, ma cosa ci posso fare? Preferisco crescere delle donne che delle principesse. 

Con la mia Agonia lontana, però, mi sono sentita un po’ persa: mi mancavano le sue risposte a caxxo, i suoi sguardi di sufficienza, il rumore dei suoi ormoni in subbuglio, la sua capacità di dire la cosa sbagliata al momento giusto.

Celiaci e contenti.

Più che la regina dei fornelli, sono la dea dell’arte dell’arrangiarsi, quindi  capirete il mio dramma quando la celiachia mi ha battuto per tre a zero. Sì, perché su tre figlie, tre sono celiache. Mi si è aperto un mondo, o per meglio dire,  un mondo mi ha aperto il cranio. Dopo un iniziale fase di smarrimento, le cose sono migliorate, sia perché non sono io che ho trasmesso la mutazione, ma mio marito, sia perché non ci sono alternative. La celiachia è tornata, recentemente a far parlare di sé,  in seguito al servizio della trasmissione Report. Report è una di quelle trasmissioni che non sai mai se schedare come “il miglior modo di finire la settimana” o “il peggior modo di iniziare una nuova settimana”. Fatto sta che quella domenica non ho guardato il servizio sulla celiachia;  il lunedì vengo travolta da una serie di commenti,  fatti su FB, da celiaci  scandalizzati dal pezzo andato in onda. Vado sul sito di Report,  guardo il servizio  e lo trovo preciso, reale, per niente fuorviante;  fatico a capire tutto il clamore sollevato, sarà che io è da anni che trovo vergognoso far pagare 250gr di pasta anche 6 Euro, che faccio notare come i vari alimenti siano strapieni di zuccheri o additivi, che i buoni servono solo per far arricchire la grande distribuzione e qualche politico a Roma. Non ho mai permesso alle mie figlie di sentirsi malate,  diverse sì, non tanto perché non possono ingerire glutine, ma perché così è il mondo, così è la vita, siamo tutti diversi c’è chi ha gli occhi azzurri, c’è chi ha i capelli lunghi e chi è celiaco, non dobbiamo fare un dramma per una cosa che è facilmente arginabile. Non voglio sminuire la celiachia, perché so quanto è difficile,  ma vi assicuro che ogni volta che vado al Meyer per un controllo penso ” che fortuna che sono celiache”.

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