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Ho sempre avuto il sospetto che l'amicizia venga sopravvalutata. come gli studi universitari, la morte o avere il cazzo lungo. noi esseri umani esaltiamo i luoghi comuni per sfuggire alla scarsa originalità della nostra vita. (Trueba)

Mese

agosto 2016

Sport da spiaggia 

 Le olimpiadi sono finite e ahimè, tanti nobili sport torneranno nel dimenticatoio. Essendo la persona meno agile e sportiva, non dico nel mondo, ma su almeno 4 continenti, non ho mai scritto sull’argomento, anche perché persino l’ultimo atleta, quello che proprio ha fatto un tempo ridicolo, ha la mia più profonda e sincera stima. Mettersi in gioco, essere costantemente sotto pressione, allenarsi con sacrificio e fatica, non fa per me; parafrasando il buon caro Woody diciamo che io amo lo sport, starei ore a guardare gli atleti al lavoro magari seduta al fresco a leggere un buon libro, ma anche così sono sicura che avrei più acciacchi di loro. Parlando di libri, ho avuto modo di sentirmi fuori luogo proprio con i miei amati durante l’estate. In spiaggia sembravo un cavernicolo che estraeva dalla sacca fatta di pelli dell’animale ucciso, un blocco di pietra inciso: tutti infatti avevano un kindle con non so quanti libri dentro e stavano comodante seduti e composti sulle loro sdraio, mentre io adeguavo la posizione in base alla pagina da leggere del mio mattone quindi mi facevo fianco destro se la pagina era la sinistra e viceversa (io tra l’altro questo movimento lo classifico come attività fisica leggera, da non confondersi con la pesante che prevede l’uso degli attrezzi quali lapis per sottolineare ultimamente sono passata a quelli grandi della Staedtler,ma ho iniziato per non strafare con quelli dell’Ikea).
Quindi loro mi guardavano un po’ schifati, mentre io non riesco ancora a capire come si faccia a preferire uno schermo anonimo alla passione che c’è sopra un foglio di carta, magari sciupato dal tempo o dal cibo, perche con tutto quel movimento a me viene anche fame. Non credo che riuscirei ad abituarmi, oddio di vantaggi ce ne sarebbero: avrei la borsa leggera e non avrei problemi di spazio in casa.

Inoltre appartengo a quel gruppo di intellettuali che piega l’angolo in alto della pagina per tenere il segno, quindi, imbranata come sono romperei quello schermo nel tentativo di fare l’orecchio.

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Omnia vincit amor et nos cedamus amori. 

Che questa fosse un’estate particolare lo sapevo fin dall’inizio. Mi sono data alla lettura, ho mangiato libri e bevuto saggi come se non ci fosse un domani, cercando in essi la risposta alle domande che mi assillano da sempre. E alla fine l’ho trovata, ma non nei libri bensì nella vita quotidiana, ad uno di quegli eventi dove non vai molto volentieri in estate, con il caldo, l’afa e la necessità di vestirti per l’occasione: un matrimonio. Stavolta però non era un matrimonio qualunque, dove gli sposi sono giovani e belli e dove devi divertirti per forza, dove ci deve essere confusione per forza, dove tutto è un po’ forzato verso l’ostentazione, l’autocelebrazione, dove “se non lo fai oggi, quando lo fai?”, dove si sprecano insomma i luoghi comuni, ma una festa in cui si sono celebrati l’amore, la felicità e l’amicizia, i valori universali del vivere bene. 

Gli sposi, diversamente giovani, si sono conosciuti su Facebook: lui italiano lei canadese, hanno comunicato con il traduttore per diverso tempo, poi a gesti e adesso con gli occhi.

Lui imbarazzato, un po’ in difficoltà per l’essere al centro dell’attenzione, lei in bianco, bella, fresca, semplice, sorridente: uno spettacolo!

Il celebrante, un amico dello sposo con t-shirt monster Mozart e credo, piuttosto fumato, ha detto semplicemente 

-Omnia vincit amor et nos cedamus amori. 

Poi con gli strumenti adatti ha controllato la qualità degli anelli. 

Stavo per dimenticarmi la damigella, compagna del celebrante in abito bianco di tulle con pizzo e gale, capelli lunghi neri tinti, con ricrescita con treccine sparse e soprattutto scalza. Dopo il Sì, detto tra arrossimenti vari, è iniziata la festa. Una cena tra amici e parenti, poche persone con serie difficoltà di comunicazione, non tanto per la differenza la d’età quanto proprio per la lingua parlata; il mio vicino ad esempio, era un portoghese che vive a Nantes con moglie canadese, quindi ho parlato un po’ in francese un po’ in spagnolo e a volte in inglese: favoloso!

Ma la cosa più bella che veramente mi ha fatto aprire gli occhi e mi ha dato la risposta che cercavo, è stata la bomboniera. Sinceramente non mi aspettavo niente e invece mi sono vista consegnare un bel sacchetto di raso con dentro una loro foto, confetti di varie forme e colori ma soprattutto le frizzi pazzi, le caramelle che scoppiettano in bocca! E lì ho capito che bisogna sempre affrontare la vita con un po’ di leggerezza, è necessario galleggiare sopra le apparenze, i luoghi comuni, le malelingue con la bocca piena di bolle scoppiettanti e non solo: è fondamentale che la bocca sia aperta e che ci si impegni a sentire le bolle con tutti i sensi. Liberiamoci gente, viviamo felici e circondati di amici e forse riusciremo un giorno ad avere qualcuno vicino con cui condividere le frizzi pazzi.

Ignoranti inconsapevoli 

Mi sono svegliata un po’ storta, mi sono trascinata a fare un po’ di spesa e lì la svolta: mentre cercavo il male minore da acquistare, mi si affiancano tre uomini e mi chiedono ignari-Scusi, sa, siamo uomini, quindi non sappiamo fare certe cose: lei che è una donna ci dice cosa compere per lavare i pavimenti?

E venne il buio e poi lampi di luce accecante sopra tuoni assordanti…

-Ahi ahi si inizia male, le vostre affermazioni le trovo molto razziste, sessiste e ignoranti; capisco che siete uomini quindi non deve essere facile pensare e agire nello stesso momento, ma risultate a vostra insaputa ahimè… offensivi. Comunque, che tipo di pavimento avete?

Loro pallidi in viso e balbuzienti, mi dicono

-tipo questo-indicando con il piede il pavimento.

-Allora sicuramente ci vuole questo!

-Grazie e scusi!

-Ma no tranquilli, era solo per precisare!

Mi penseranno ancora per parecchio tempo perché la vedo dura pulire i pavimenti con il sapone per i piatti!

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