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Ho sempre avuto il sospetto che l'amicizia venga sopravvalutata. come gli studi universitari, la morte o avere il cazzo lungo. noi esseri umani esaltiamo i luoghi comuni per sfuggire alla scarsa originalità della nostra vita. (Trueba)

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Obiettivo 52. L’arte della gioia. Goliarda Sapienza.

 
Ci sono volute un centinaio di pagine prima che capissi la portata rivoluzionaria del romanzo, mi stavo perdendo dentro i dialoghi in siciliano, alla grammatica che capivo a fatica, in mezzo a quella che credevo fosse una storia come tante di bambine nate e spedite in un convento, poi finalmente ho capito che Goliarda ha voluto scuotere, sconvolgere la società intellettuale e non solo dell’epoca ed allora mi sono innamorata di Modesta. Nata in un ambiente povero di cultura e di sostanze, capisce fin da subito che il suo corpo e la sua mente sono destinati a qualcosa di grande: arriverà infatti a sfidare la cultura patriarcale, fascista, mafiosa in cui vive, la sua forza è la sua intelligenza che le permetterà di diventare una ricca aristocratica ma non solo; sarà anche un’amica generosa, una madre che definire affettuosa sarebbe un limite perché il bene ai figli lo trasmette con l’esempio e l’istruzione in modo talmente attuale che mi sono immedesimata in lei parecchie volte ed infine un’amante sensuale in cerca di godere del vero piacere, sperimentando così il sesso in tutte le sue sfumature, praticandolo sia con uomini che donne con estrema naturalezza e passione. Modesta nella sua vita compie un’evoluzione che la porta ad essere da semplice essere umano condizionato dalla morale e dalla religione, a donna libera da ogni sovrastruttura realizzando questo intento soprattutto nella famiglia che gestisce come una comunità di pari in cui i figli e le figlie sono istruiti con gli stessi libri, quelli messi al bando dal regime fascista, ma comunque liberi di sperimentare tutto cio che li avvicini al piacere.

Ero tentata di mettere qualche citazione qua e lá, ma perderebbero forza, perciò dovete leggere questo libro, anche solo per dire “ma allora non sono l’unica che la pensa così”. Mi raccomando, non vi laciate scoraggiare dalle prime cento pagine, concentratetivi sul successivo piacere.

Anche questo libro è uscito dalla valigia della zia.

Obiettivo 52. Età di Ferro. J.M.Coetzee

Cresciuta con un grande uomo, mio zio, e con la grande donna che gli stava accanto posso dire che se sono così oggi è grazie (o per colpa) a loro; animata infatti da un forte spirito di contraddizione e circondata da soggetti mediocri, ogni volta che, gli zii mi portavano un libro o mi portavano in un museo, io storcevo il naso e sbuffavo perché era più semplice uniformarsi alla massa e non ricevere continui stimoli. Fatto sta che dopo anni di libri lasciati a riempirsi di polvere sugli scaffali, un giorno, decisi che forse potevo leggerne qualcuno e da quel giorno non sono più riuscita ad allontanarmi troppo dai libri, ne ho sempre uno in borsa. Che un Dio protegga gli spiriti contraddittori e le belle persone.

  
Anche questo libro è uscito dalla valigia della zia. Si tratta di una lunga lettera che Elizabeth Curren, insegnante in pensione ammalata di cancro e residente in un quartiere ancora soggetto alla Apartheid scrive alla figlia fuggita in America anni prima e in cui raduna i suoi ultimi ricordi confessando il suo più grande peccato: l’essere rimasta indifferente di fronte alla violenza che da sempre l’ha circondata. A sbloccarla da questa situazione di stallo emotivo che dura da una vita perché, ad esempio, non si è mai posta il problema che i domestici neri potessero avere dei sentimenti, è Vercuil, una figura misteriosa, un vagabondo, un uomo di poche parole ma mai scontate. Grazie a lui riesce ad aprire gli occhi e a vedere per la prima volta che le vittime, in questo caso bambini e adolescenti, rivendicano solo la loro uguaglianza con gli afrikaner. I personaggi sono descritti in modo tale che ne puoi percepire l’anima. Ho iniziato la lettura tuffandomi come sempre nelle parole, senza dare troppa importanza a cose superflue come il titolo o l’autore, perche se un libro esce dalla valigia della zia è un libro che merita di essere letto. Quando però mi sono trovata di fronte alla descrizione del rapporto madre-figlia ho avuto la certezza che l’autore fosse una donna tanto era intimo e delicato quello che stava descrivendo, che solo chi ci è passato può capirlo. Anche gli altri temi trattati come la morte, l’invecchiamento, la perdita di memoria, il rapporto mente-corpo sono tutti trattati con la stessa precisione e sensibilità.

Consigliato a tutti coloro che hanno bisogno di una lettura coinvolgente,intensa che tratta temi tristemente attuali.

Obiettivo 52. Sei la mia vita. Ferzan Ozpetek

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Cresciuta con un grande uomo, mio zio, e con la grande donna che gli stava accanto posso dire che se sono così oggi è grazie (o per colpa) a loro; animata infatti da un forte spirito di contraddizione e circondata da soggetti mediocri, ogni volta che, gli zii mi portavano un libro o mi portavano in un museo, io storcevo il naso e sbuffavo perché era più semplice uniformarsi alla massa e non ricevere continui stimoli. Fatto sta che dopo anni di libri lasciati a riempirsi di polvere sugli scaffali, un giorno, decisi che forse potevo leggerne qualcuno e da quel giorno non sono più riuscita ad allontanarmi troppo dai libri, ne ho sempre uno in borsa. Che un Dio protegga gli spiriti contraddittori e le belle persone.

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Che Ozpetek fosse anche scrittore l’ho scoperto durante “Ti racconto il mio prossimo libro”, una bellissima manifestazione estiva a Pietrasanta. Mi ha subito affascinata e mi sono detta “se scrive come parla e se le sue storie sono come i suoi film allora è fatta”. Ed infatti non sono rimasta delusa dal suo “Sei la mia vita”. I personaggi che popolano il palazzo di via Ostiense ci sono, sono indimenticabili, estrosi, le loro storie sono coinvolgenti, si intrecciano e conducono ad altre figure diametralmente opposte. Il ritmo è sostenuto. Personalmente non conoscevo la Roma degli anni  Settanta-Ottanta, ero troppo piccola, ed è stato bello apprendere dell’atmosfera di libertà intellettuali e sessuali senza freni, della maledizione dell’Aids. Le pagine sono piene di sentimenti, lacrime, risate.
Le pagine stavano per finire e sentivo che mi mancava qualcosa, perchè l’uomo a cui il protagonista apre la propria vita non reagisce, non risponde; mi bastava anche solo un lamento, ma niente. Ero sul punto di bollare il libro con un NI quando, alla fine, ho capito. Forse perché anche io amo follemente.

Nel frattempo.

Il suo grande problema era la tempistica, quello che la fregava veramente era quel “nel frattempo”. Perché nel frattempo c’è la vita, c’è sempre qualcosa di meglio da fare che cucinare; adesso, però, deve rimanere concentrata. Sembra semplice. Armata di tutte le buone intenzioni, prende una pentola capiente; pulisce sedano, carota e cipolla e li immerge in tanta acqua, aggiunge la carne, mette tutto sul fuoco e adesso deve solo aspettare.
Il miglior modo che conosce per passare il tempo senza uscire di casa è leggere un buon libro. Si impone di controllare ogni dieci pagine come procede il brodo, ma lo scadere del tempo di cottura non coincide con la fine del capitolo, così porta il libro con sè in cucina e, mentre toglie la pentola dal fuoco, continua a leggere. Gli occhi sono ancora sul libro nel momento in cui versa nel colapasta il brodo appena fatto, solo uno schizzo di liquido bollente la riporta alla realtà.
Vabbè, dai-pensa- lo svezzamento inizierà domani.

Obiettivo 52. L’avventurosa storia dell’uzbeko muto.

Ogni volta che la zia ci viene a trovare porta con sé due bagagli: uno con i suoi effetti personali e l’altro pieno di ricordi. In quest’ultimo si nascondono sempre dei libri (nuovi, vecchi, che ha letto e le sono piaciuti, che deve ancora leggere, ma che le hanno consigliato) per tutti i membri della tribù, ma, essendo l’unica che fagocita pagine a ritmi elevati e costanti, sono principalmente per me.
Tra gli ultimi cinque questa volta mi ha colpito per primo, vuoi per il titolo, vuoi per la copertina, un libro di Luis Sepùlveda: “L’avventurosa storia dell’uzbeko muto”. E ben mi sta! Pensavo di leggere un romanzo che si avvicinasse allo stile o alla tematica di “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” (struttura del titolo poi ripresa in “Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico” e ancora in “Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza”). Non per questo il libro è stato una delusione, anzi, forse la sorpresa di scoprire che, in realtà, si tratta di una raccolta di storie in cui lo scrittore ripercorre i sogni, le passioni, le tensioni gli ideali di giovani cileni; tutto ciò ha contribuito a rendere il tutto ancor più piacevole. Mi sono così ritrovata in piena dittatura, in compagnia di giovani che lottando per la libertà, combinavano per lo più pasticci; ho vissuto le loro passioni, i loro entusiasmi e i loro fallimenti tragicomici. Scoprire poi che l’uzbeko muto non è né uzbeko né muto è stato fantastico. Stretta al cuore e animo “sospeso” invece per il racconto in cui narra alcuni particolari della morte del Che: si percepisce la portata storica dell’evento e la tragedia che si sta per compiere racchiusa in quel “Spara, vigliacco, che stai per uccidere un uomo”

Consigliato a chi vuol ritrovare lo spirito ribelle, incosciente, carico di ideali che sta dentro ad ognuno di noi. È il progetto di vita. Di società.

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Obiettivo 52: Tutta la luce che non vediamo.

  

Volevo iniziare l’anno con una lettura travolgente e su consiglio di una persona che stimo, mi sono avvicinata a Tutta la luce che non vediamo di Anthony Doerr, premio Pulitzer 2015.
Seconda guerra mondiale, Saint-Malo. Pochi giorni prima dello sbarco in Normandia, la cittadina francese resiste all’occupazione dei Tedeschi. Qui si incontrano le vicende di Marie-Laure, una bambina francese con i capelli rossi e lentiggini in viso e cieca dall’età di sei anni, e Werner, un ragazzino tedesco orfano con la passione per la tecnologia e una vivace intelligenza. 
Quello che poteva essere un pesante macigno sulla seconda guerra mondiale è reso elegante, potente, ammaliante da vari fattori. Ecco quali sono, secondo me. 
La struttura brillante e lineare, formata da brevi capitoli, rende agevole la lettura. I continui sbalzi temporali e i numerosi personaggi satellite, che ruotano intorno ai due protagonisti, contribuiscono ad intricare maggiormente il romanzo. Con l’uso di una scrittura pulita e diretta Doerr ti porta direttamente dentro agli eventi, tanto da percepirne i suoni, i profumi e la luce.
Ed è proprio la luce l’elemento cardine. Quella che vede Marie-Laure, quella che immagina Werner, quella che emana una pietra maledetta… A questa luce è affidato il messaggio positivo del libro, un invito alla fratellanza, all’uso della ragione, alla divulgazione della cultura. Una luce che va cercata dentro di noi, che dobbiamo coltivare per non sprofondare nel buio. 
Credo che queste siano le motivazioni che hanno portato «The New Yorker» ad affermare che Tutta la luce che non vediamo è «una meditazione sul fato e sul libero arbitrio, su come si intrecciano durante la guerra». 

Per un grande film non occorre un cinema grande ma un Grande Cinema.

La scelta del film da vedere è vincolata da vari fattori, il principale è cercare un piccolo cinema indipendente non legato alle varie multisala. Le alternative sono poche ma molto valide. Scelgo il teatro La Gran Guardia, guardo cosa propone e decido di portare Pena&Panico a vedere Il Piccolo Principe. A conferma di aver fatto la scelta giusta mi è arrivata quando una mamma tamarra abbestia  che con un’eleganza inaudita uscendo dal cinema ha esclamato “Oibò mai più ! Marsha e orso la prossima vorta!” ,ho guardato la mia amica e ci siamo dette “sarà bellissimo!!”. E così è stato! È inutile fare un confronto libro/film perché da che mi ricordo i film hanno sempre perso, non si puo ricreare la bellezza che si nasconde dietro ad ogni pagina da sfogliare, dietro ad ogni personaggio immaginato, dietro alle emozioni delle parole; inoltre il film non è una fedele riproduzione ma propone una storia moderna in cui il perno centrale è l’opera di Antoine de Saint-Exupéry. Il risultato è piacevole, commovente, divertente. Ho trovato interessante i diversi stili di animazione che variavano in base alla storia narrata e soprattutto lo hanno apprezzato anche le piccole belve che finito il film mi hanno chiesto di comprargli il libro. Credo sia il giudizio più stellato che un film possa ricevere.

Il Mago

“Bimbe, per favore, oggi andremo al battesimo della cuginetta, quando saremo in chiesa dovremmo  cercare di fare silenzio, ce la potete fare ?”,  i loro grandi occhini azzurri mi guardarono pieni di domande e infatti , eccole:  “cos’è un battesimo?”,  “cos’è una chiesa?” , lo confesso, le adoro,  così spiego che non è altro che una festa per la cuginetta, in un luogo dove le persone si ritrovano per pregare e stare insieme, annuiscono con la testa, sembrano soddisfatte. Forse questa volta me la sono cavata con poco, cosi le vesto, le pettino e via, come da copione arriviamo in ritardo. La cerimonia è iniziata da poco,  prendo un bel respiro ed apro il portone e lì nel silenzio causato dall’emozione del momento una delle due esclama ad alta voce “ Ma è bellissimo, guarda mamma c’è anche il mago!!” indicando il sacerdote. Quindi  ho sfoggiato il mio sorriso più smagliante e ho richiuso il portone.

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