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Ho sempre avuto il sospetto che l'amicizia venga sopravvalutata. come gli studi universitari, la morte o avere il cazzo lungo. noi esseri umani esaltiamo i luoghi comuni per sfuggire alla scarsa originalità della nostra vita. (Trueba)

Mese

aprile 2017

Giovedì culturali.


Bisogna giocare di astuzia nella vita, essere intelligenti aiuta, ma essere furbi è la svolta, anche nelle piccole cose quotidiane che so… ad esempio, metti che ho un libro nuovo che mi chiama, vuole essere letto, ma fuori c’è il sole ed è giovedì, l’unico giorno della settimana in cui Pena e Panico sono libere da ogniqualvoglia attività, come si procede? Si invita un’amica, si portano al parco e si lasciano libere di vagare…fatto ciò io individuo la postazione giusta, quella soleggiata ma un po’ scomoda, di modo che le anziane, le nonne tanto inclini a raccontare le qualità geniali del nipote, siano scoraggiate dall’avviare qualsiasi conversazione, quella leggermente distante dalla ludoteca così da tenere lontane anche le giovani mamme molto apprensive. Una volta trovato il posto, mi preparo: posizione comoda da lettura, spalle appoggiate, addome contratto e collo rilassato. Per aumentare la distanza tra me e gli altri, metto occhiali da sole e auricolari, questi ultimi non sono collegati a nessun dispositivo, a dire il vero non so neppure se funzionino, ma sono ottimi per far scena e creare un muro invisibile tra me e gli altri. Adesso posso immergermi nella lettura.Il libro di questo giovedì culturale si intitola “Gli Sdraiati” di Michele Serra, un libro interessante che offre la visione degli adolescenti dal punto di vista di un padre; gli sdraiati sono, appunto, gli adolescenti contemporanei che prediligono la posizione supina per qualunque attività. Ironico, sarcastico al punto giusto, l’autore cerca di coinvolgere il figlio in attività motorie anche impegnative e ne rimane stupito. Ora avessi comprato io il libro la cosa finirebbe lì, MA il suddetto mi è stato regalato da una persona che ho conosciuto, a settembre, in palestra e con cui, nostro malgrado, mi trovo a condividere un percorso bellissimo ma per niente semplice. Sì, perché suo figlio e Agonia, come si dice senza eccedere? Stanno insieme, sono fidanzati, si vogliono bene? Quindi anche per questo il regalo del libro l’ho interpretato come il lancio di un salvagente della serie “dai, ci sono passati tutti, non molliamo!”.

Concludo con un messaggio disinteressato: Regalare un libro è sempre gesto nobile, sazia mente, quindi lunga vita, pace e amore a chi mi offre pagine scritte.

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Droghe legali e satanismo 

Secondo me la Tatangelo non si è rifatta, credo sia passata al satanismo… se non sbaglio mi è parso di vedere delle protuberanze che se coltivate con amore un giorno potrebbero divenire delle splendide corna. Come distruggeresi con siringhe e droghe legali.  

Come spezzare una catena.

Sono veramente sorpresa di essere stata nominata per ben due volte per il LIEBSTER AWARD. È inutile fare discorsi: si scrive per essere letti ed essere letti e nominati per un premio, seppur virtuale, è un traguardo. Si guadagna e si offre visibilità in un clima di supporto reciproco ed espressione di stima. Ecco, possiamo fare che vi stimo tantissimo anche se spezzo la catena? Non giudicatemi male, ma proprio non ci riesco: rispondere a 11 domande, farne altrettante, senza uno scopo ben preciso non mi piace; diamoci un tema e scriviamo qualcosa, magari a cadenza quindicinale, rendiamo la cosa meno sterile. Visto che sono in vena di confidenze la dico tutta: siamo sicuri di essere nominati perché il blog vale davvero o perché dovevano raggiungere il numero ?!? Odiatemi tranquillamente tanto all’inferno ci andrò di già.

“V’è qualcosa nella primavera che non si può esprimere a parole.” Singer


Che bella la primavera! Le gite scolastiche, il compleanno di Pena e Panico, il sole, i virus intestinali. Se tutto, poi, si concentra in una settimana, è ancora più bello. Ma andiamo con ordine. 
C’era una volta una mamma felice e piena di forze. Un giorno le si avvicinó Panico dicendo:”Ho ho mal di pancia!” “Passerà, tranquilla” rispose la mamma. E passare, passò, ma dopo 3 giorni, con vomitate sporadiche ed una gita scolastica in treno a Firenze. La mattina della gita, Panico chiese alla mamma, sempre giovane, ma meno in forma, di accompagnarla in gita perché non ci voleva rinunciare ma ancora non si sentiva bene, aveva paura di farsela addosso. Colta da un improvviso spirito da crocerossina, la mamma accettò e si addentrò in quella che si rivelò una lunghissima giornata. All’andata in treno, in 21 urlavano e 1 si lamentava; la gente saggia,entrava nello scompartimento, vedeva i bambini e sussurrando “no, i bambini no!” Usciva. Gli ignari scappavano dopo pochi minuti. Giunti a Firenze ormai la giornata era in discesa. La visita al museo archeologico è stata interessante, mentre la guida era disarmante, doveva aver studiato all’istituto Luce, non solo per l’età, ma anche per il garbo con cui esponeva: “le domande non si fanno fino a che non ho finito di parlare e lo dico io quando ho finito di parlare quindi è inutile che si alzi la mano” oppure “ecco adesso mi rivolgo a chi prende appunti: basta scrivere avete scritto troppo, basta, via le penne”.Ora, io ho lavorato con i bambini per un bel po’ di tempo e proprio in ambito museale, perché anche se so che non sembra, sono laureata e la mia tesi era proprio incentrata sulla realizzazione di una sezione didattica per un museo, quindi qualche obiezione la posso fare : 1. non si fanno domande? Io era la prima cosa che chiedevo, tipo: “Chi sa dirmi dove siamo? Da cosa lo capite? Ecc..” 2. Basta scrivere? Ma si scherza? Si scrive, si disegna, si colora, si libera proprio la fantasia. Andando al museo Galilei non è che ci sia andata molto meglio, diciamo che l’idea di una guida con l’abito d’epoca che si presenta parlando in fiorentino antico è carina, che la parlata duri per tutta la visita, è pesante!Anche Galileo non era avvezzo ai bambini, non sopportava che si muovessero (ma pensa: un bambino che si muove invece di stare fermo a sentire te che parli una lingua morta e di cose semplici come i pianeti, le stelle, l’orientamento notturno in mare). All’astrolabio, alcuni bambine insieme a Panico mi hanno chiesto:”Ma è quello vero di Galileo? No perché è vecchio e puzza !”. A questo punto ho abiurato e iniziato a sognare il teletrasporto, ma niente, ancora un’ora e mezza di treno con le scimmie urlanti, stavolta 22 perché Panico stava meglio. Cammina, cammina, cammina la mamma meno giovane e molto molto stanca sviene sul letto. E siamo solo a mercoledì.

Nota positiva oltre al cremino da Venchi, ho incontrato Balù.

Noi che discendiamo dalle sirene…


“Quali sono i tuoi obiettivi?” Ora, se a rivolgermi questa domanda fosse stata una prof. o un datore di lavoro, avrei sicuramente cercato quel barlume di serietà che è in me e sarei stata professionale nel rispondere. Purtroppo il quesito me lo pose anni fa una giovane nutrizionista a cui mi ero rivolta dopo aver espulso dal mio corpo Pena e Panico; non mi conosceva, non sapeva che spesso il filtro cervello-bocca si intasa e l’onestà della risposta non è proporzionata alle aspettative del richiedente. Quindi mi sentii rispondere: “Mah, sinceramente mi piacerebbe riverderla ”, indicando con gli occhi un punto ben preciso del corpo, allora sormontato da una discreta panza.Capì subito quale fosse il mio cruccio e si adoperò in tale direzione. Tutto questo  per dire che, una volta raggiunto un obiettivo, è necessario trovarne un altro. Il traguardo successivo è quello di rientrare in possesso dell’uso autonomo delle cosce, mi spiego: attualmente strusciano assieme componendo una melodia ammaliante, ma ricordo che un tempo non riuscivano a toccarsi. Mi sono documentata e ho scoperto che le donne afflitte da questa caratteristica hanno una origine antica e mistica: sono infatti le antiche discendenti delle sirene. Non delle sirene sdolcinate alla Walt Disney, quelle a cui la mamma muore sempre quando sono piccole, no, mi riferisco a quelle dell’Odissea di Ulisse, quelle che attirano gli uomini con i loro canti ammalianti e poi li mangiano.  Quindi, tutto sommato, forse non devo eccedere nel distanziare le cosce, forse è bene far capire agli altri fin dal primo sguardo, con chi hanno a che fare.

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