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Ho sempre avuto il sospetto che l'amicizia venga sopravvalutata. come gli studi universitari, la morte o avere il cazzo lungo. noi esseri umani esaltiamo i luoghi comuni per sfuggire alla scarsa originalità della nostra vita. (Trueba)

Mese

gennaio 2016

Ars Coquinaria precocis. Profitterol senza glutine.

  

   

Io non devo guardare certi programmi perché poi o parte l’embolo e mi incazzo, o scatta lo spirito di competizione e mi dico “se lo fa lui lo posso fare anch’io”. Quindi quando Giorgia, l’amica strafiga, super fashion a cui invidio da morire il metabolismo, ti invita a vedere Masterchef accetti anche se io ingrasso solo a guardare. La trasmissione di base è carina, le scenette troppo finte, al limite, tanto da farmi pensare “ma veramente credono che siamo così stupidi?!” 

La sfida che mi ha entusiasmato è stata quella di pasticceria: hanno fatto i bignè, buoni belli si, ma con il glutine; io è da giovedi che ci ragiono e oggi ho colto l’occasione del compleanno di Agonia per fare una montagna di bignè senza glutine. 

  
Non è stato difficile… la seconda volta. Per fare la pasta choux ho usato la farina di riso Sarchio, ditta fantastica che realizza un sacco di prodotti senza glutine biologici. Ho usato 180 ml di acqua, 150 gr di burro e 4 uova ( non due e mezzo come consigliavano al talent perché io posso capire come si divide l’atomo ma l’uovo !).

Li ho riempiti con panna fresca montata e zucchero a velo. Poi ho sciolto cioccolata fondente con latte e li ho immersi uno ad uno. Naturalmente ad ogni immersione, secondo le regole basi di fisica, corrisponde una succhiata di dita pari e contraria (tanto nessuno dei familiari che stasera mangerà il profiterol leggerà questo post). 

   
 P.s. ho mandato le foto al marito di Giorgia che continua a dire che sono brutti, quindi lui non li mangerà mai.

Vedi Napoli e poi ….ci torni.

Lo scorso anno ho inaugurato una nuova tradizione: fuga romantica con il mio amore per il suo compleanno. Non è stato semplice sia dal punto di vista logistico che affettivo, comunque una volta sistemate Pena, Panico e Agonia siamo partiti emozionati come non mai destinazione Madrid… ma questa è un’altra storia. Quest’anno ho scelto Napoli, andiamo in treno (non Italo, tranquilli) e con amici. Sto organizzando una visita di tre giorni, le cose da vedere sono veramente molte e spero di dare la precedenza alle cose giuste. Credo che Napoli sia una di quelle città che più che visitata vada vissuta, quindi inevitabilmente la nostra esplorazione deve partire dal cuore della città, la Spaccanapoli, una via centrale che la taglia in due e va dai Quartieri Spagnoli al quartiere Forcella. Da visitare durante il percorso la Piazzetta del Nilo e la chiesa di Sant’Angelo a Nilo che conserva il sepolcro del cardinale Rainaldo Brancacci, realizzato nel1426 da Donatello. Si dice che a Napoli vi sia un luogo dove regna il silenzio: la Basilica di Santa Chiara. Credo sia inevitabile una lunga passeggiata lungo via Toledo dove si trova la Galleria Umberto I, da lì pensavo di andare al Castel Nuovo, il Teatro San Carlo e piazza del Plebiscito. Ho saputo che il quartiere Chiaia è l’ideale per fare Shopping a tuttotondo. Sicuramente non mi lascerò sfuggire l’occasione di visitare Palazzo Reale di Capodimonte e la Napoli Sotterranea. 

Detto ciò chiedo ai napoletani e non: mi dimentico qualcosa? Dove posso mangiare veramente bene?

Obiettivo 52. Sei la mia vita. Ferzan Ozpetek

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Cresciuta con un grande uomo, mio zio, e con la grande donna che gli stava accanto posso dire che se sono così oggi è grazie (o per colpa) a loro; animata infatti da un forte spirito di contraddizione e circondata da soggetti mediocri, ogni volta che, gli zii mi portavano un libro o mi portavano in un museo, io storcevo il naso e sbuffavo perché era più semplice uniformarsi alla massa e non ricevere continui stimoli. Fatto sta che dopo anni di libri lasciati a riempirsi di polvere sugli scaffali, un giorno, decisi che forse potevo leggerne qualcuno e da quel giorno non sono più riuscita ad allontanarmi troppo dai libri, ne ho sempre uno in borsa. Che un Dio protegga gli spiriti contraddittori e le belle persone.

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Che Ozpetek fosse anche scrittore l’ho scoperto durante “Ti racconto il mio prossimo libro”, una bellissima manifestazione estiva a Pietrasanta. Mi ha subito affascinata e mi sono detta “se scrive come parla e se le sue storie sono come i suoi film allora è fatta”. Ed infatti non sono rimasta delusa dal suo “Sei la mia vita”. I personaggi che popolano il palazzo di via Ostiense ci sono, sono indimenticabili, estrosi, le loro storie sono coinvolgenti, si intrecciano e conducono ad altre figure diametralmente opposte. Il ritmo è sostenuto. Personalmente non conoscevo la Roma degli anni  Settanta-Ottanta, ero troppo piccola, ed è stato bello apprendere dell’atmosfera di libertà intellettuali e sessuali senza freni, della maledizione dell’Aids. Le pagine sono piene di sentimenti, lacrime, risate.
Le pagine stavano per finire e sentivo che mi mancava qualcosa, perchè l’uomo a cui il protagonista apre la propria vita non reagisce, non risponde; mi bastava anche solo un lamento, ma niente. Ero sul punto di bollare il libro con un NI quando, alla fine, ho capito. Forse perché anche io amo follemente.

Ars coquinaria precocis. Dado vegetale.

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All’insegna del “però è buono!”, mi sono decisa a condividere le mie ricette culinarie che devono tener conto di vari fattori:
1. Senza glutine;
2. Poche calorie (per la simpatica fase di prediabete in cui si trova Agonia)
3. Frutta e verdura di stagione, a km zero e se possibile, bio
4. Breve tempo di preparazione, perché trovo sempre qualcosa di meglio da fare.
Nella vita di tutti i giorni se non avessi le mie amiche a sostenermi sarei una donna distrutta. Loro mi aiutano, mi proteggono, quindi prima di andare oltre devo un grazie di cuore a Lavatrice e lavastoviglie.
In cucina invece, ho da poco scoperto un amico che si sta trasformando in qualcosa di più. Possiede tutti i requisiti che cerco: è naturale, veloce, dà sapore, insomma, rende tutto più interessante. Lui è il mio dado vegetale, fatto con le mie manine. Per prepararlo non bastano 30 secondi, ma il fatto che con lui riesco a rendere saporite anche le suole delle scarpe, non ha prezzo.
Innanzitutto come sempre è necessario avere ingredienti di prima qualità quindi procuratevi: sedano, carote, cipolle, porri, zucca, zucchine, prezzemolo, basilico, aglio, pomodorini. La parte noiosa è pulire tutto, poi bisogna fare a pezzetti le verdure e metterle in padella con un po’ d’olio. Quando cominciano a dorare, unire un etto di sale per ogni chilo di verdure. Lasciare asciugare a fuoco moderato e quando la melma inizia ad attaccarsi alla padella, è il momento di toglierla, metterla in una ciootola e frullare con il minipimer.
È necessario rimettere tutto in padella a fuoco moderato per far ritirare bene bene. Una volta che il composto è bene disidratato, è il momento di farlo freddare (io lo stendo su di un foglio di carta stagnola). Appena freddo lo metto in freezer e al bisogno ne prendo un pezzo.
Una sola parola favoloso!!!!
Foto di Nicoletta Arduini (https://www.instagram.com/nikovero7007/)

Nel frattempo.

Il suo grande problema era la tempistica, quello che la fregava veramente era quel “nel frattempo”. Perché nel frattempo c’è la vita, c’è sempre qualcosa di meglio da fare che cucinare; adesso, però, deve rimanere concentrata. Sembra semplice. Armata di tutte le buone intenzioni, prende una pentola capiente; pulisce sedano, carota e cipolla e li immerge in tanta acqua, aggiunge la carne, mette tutto sul fuoco e adesso deve solo aspettare.
Il miglior modo che conosce per passare il tempo senza uscire di casa è leggere un buon libro. Si impone di controllare ogni dieci pagine come procede il brodo, ma lo scadere del tempo di cottura non coincide con la fine del capitolo, così porta il libro con sè in cucina e, mentre toglie la pentola dal fuoco, continua a leggere. Gli occhi sono ancora sul libro nel momento in cui versa nel colapasta il brodo appena fatto, solo uno schizzo di liquido bollente la riporta alla realtà.
Vabbè, dai-pensa- lo svezzamento inizierà domani.

È ora di essere civili.

   

 Anche per immagini come questa, oggi non solo scendo in piazza, ma sopratutto ci porto le mie figlie!!! Non voglio che crescano rimanendo indifferenti, voglio che crescano difendendo, lottando per i diritti civili. Sarebbe l’unica vera grande delusione per me crescere delle figlie insensibili all’uguaglianza o peggio razziste. Tutti abbiamo il diritto di amare ed essere amati, di avere una famiglia, dei figli. Tutti. Voglio far capire a pena&panico (Agonia fortunatamente è grande ed ha già capito; ricordo, che alle scuole medie la prof di religione le fece un rapporto perché le rispondeva a tono su tematiche come matrimonio gay, adozione) che devono crescere senza pregiudizi, senza preconcetti. È difficile anche perché in Italia abbiamo un grande peso come lo Stato del Vaticano, in cui pedofili, pervertiti si rintanano e pensano di fare la morale a tutti. C’è anche la possibilità che da grandi scoprano che la loro vera sessualità sia omosessuale e io certo non voglio che se ne vergognino.
  

Ars coquinaria precocis. Cavoli sformati.

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All’insegna del “però è buono!”, mi sono decisa a condividere le mie ricette culinarie che devono tener conto di vari fattori:
1. Senza glutine;
2. Poche calorie (per la simpatica fase di prediabete in cui si trova Agonia)
3. Frutta e verdura di stagione, a km zero e se possibile, bio
4. Breve tempo di preparazione, perché trovo sempre qualcosa di meglio da fare.

 

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L’importante è concentrarsi sulla parola “Sformato” e il resto sarà tutto in discesa. Per cucinare uno sformato di verdura non occorrono particolari doti, la vera abilità sta nel montarlo, tutto questo per dire che non metterò foto del piatto finito. Iniziamo. Per un perfetto sformato di cavolo è necessario anzitutto andare a recuperare l’ortaggio dalla contadina di fiducia (di solito le altre hanno il contadino, ma poiché a prendere le verdure va il mio fantastico bicipite d’oro, ha scelto la contadina), se non ne avete una, procuratevela perché è fondamentale avere ingredienti di prima qualità. Sempre dalla contadina comprate le uova, ne serviranno 3 per ogni chilo di cavolo.
Per il parmigiano io vado al mercato qua a Livorno, dal DiLaghi, lo ha bio, ma io preferisco quello invecchiato 36 mesi.
Il prezzemolo solitamente lo surgelo a fine estate.
Una volta lessato il cavolo dicono di lasciarlo freddare e hanno ragione perché la prima volta non l’ho fatto e le uova si sono compattate uno schifo. Quindi, una volta freddato il cavolo si uniscono tutti gli altri ingredienti e si mescola con una spatola di legno in senso orario per tre volte e due in senso antiorario. Oppure si prende un minipimer.
Prima di versare il composto nella ciotola, questa va unta con un filo d’olio e una spolverata di pan grattato ( nel mio caso) senza glutine e qui viene il bello. Non sono ancora riuscita a trovare un pan grattato senza glutine che non abbia come primo ingrediente amido di mais invece di una farina idonea, di conseguenza la mia mente limitata mi spinge a fare da sola il pan grattato usando pane secco fatto da me con farine bio.
L’aspetto della poltiglia di cavolo, uovo, parmigiano, prezzemolo a cui aggiungere sale e pepe non è delle migliori, ma fidatevi, spalmatela sulla teglia e se volete aggiungete tocchetti di provola e altra spolverata sopra prima di infornare a 200 gradi per una mezzora.
Altro inconveniente è che l’aroma che si diffonderà in casa ricorda vagamente la Gora dell’Eterno Fetore del film Labyrinth.
Riassumendo.
Ingredienti:1kl cavolfiore; 3 uova; Parmigiano; Prezzemolo; Sale; Pepe. Mescolare in tutto e infornare per 30 minuti a 200 gradi.
Bon appetit!

Obiettivo 52. L’avventurosa storia dell’uzbeko muto.

Ogni volta che la zia ci viene a trovare porta con sé due bagagli: uno con i suoi effetti personali e l’altro pieno di ricordi. In quest’ultimo si nascondono sempre dei libri (nuovi, vecchi, che ha letto e le sono piaciuti, che deve ancora leggere, ma che le hanno consigliato) per tutti i membri della tribù, ma, essendo l’unica che fagocita pagine a ritmi elevati e costanti, sono principalmente per me.
Tra gli ultimi cinque questa volta mi ha colpito per primo, vuoi per il titolo, vuoi per la copertina, un libro di Luis Sepùlveda: “L’avventurosa storia dell’uzbeko muto”. E ben mi sta! Pensavo di leggere un romanzo che si avvicinasse allo stile o alla tematica di “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” (struttura del titolo poi ripresa in “Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico” e ancora in “Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza”). Non per questo il libro è stato una delusione, anzi, forse la sorpresa di scoprire che, in realtà, si tratta di una raccolta di storie in cui lo scrittore ripercorre i sogni, le passioni, le tensioni gli ideali di giovani cileni; tutto ciò ha contribuito a rendere il tutto ancor più piacevole. Mi sono così ritrovata in piena dittatura, in compagnia di giovani che lottando per la libertà, combinavano per lo più pasticci; ho vissuto le loro passioni, i loro entusiasmi e i loro fallimenti tragicomici. Scoprire poi che l’uzbeko muto non è né uzbeko né muto è stato fantastico. Stretta al cuore e animo “sospeso” invece per il racconto in cui narra alcuni particolari della morte del Che: si percepisce la portata storica dell’evento e la tragedia che si sta per compiere racchiusa in quel “Spara, vigliacco, che stai per uccidere un uomo”

Consigliato a chi vuol ritrovare lo spirito ribelle, incosciente, carico di ideali che sta dentro ad ognuno di noi. È il progetto di vita. Di società.

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L’allegra brigata in laguna.

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Aria fresca e frizzante, sole unico protagonista del cielo e un manto di brina hanno accolto la nostra allegra brigata in visita al Lago di Massaciuccoli. Ogni membro della comitiva ha contribuito ad arricchire la giornata, partendo da Nicola, la guida naturalistica, che ha indirizzato la nostra attenzione sui vari animali che stavamo per vedere come il falco di palude, l’airone cenerino, l’airone bianco maggiore, il beccaccino, la folaga, il germano reale, l’usignolo di fiume, la cannaiola e il cannareccione nel canneto. Essendo inverno abbiamo potuto ammirare anche svernatori come il cormorano, lo svasso maggiore, lo svasso piccolo. Non ha mancato di fornire abbondanti nozioni sulla fauna della laguna. A documentare la passeggiata ci ha pensato Sergio Pietra Caprina, che, videocamera alla mano, ti invogliava/intimava a prestare attenzione.
La visita agli scavi della  Massaciuccoli Romana ha contribuito a rendere speciale una bella giornata.
Ma per averne veramente conferma io ho un metodo del tutto infallibile, usato stavolta per capire se l’esperienza naturalistica/culturale ha lasciato il segno: domandare a Pena&Panico “cosa vi è piaciuto della visita alla Laguna di oggi?” e poi sperare per il meglio. Stranamente sono state d’accordo nel mettere la laguna ghiacciata al primo posto nella classifica delle cose più belle. In effetti si sono divertite a spaccare l’esile lastra di ghiaccio che si era venuta creare in prossimità della riva e poiché la mela (o la pera, non ricordo) non cade lontana dall’albero, il babbo ha insegnato loro quanto è bello lanciare grossi pezzi di ghiaccio e vederli mentre si frantumano in mille pezzi creando bellissimi giochi di luce. Risultato: piedi dentro l’acqua, scarpe di tela inzuppate e mal di gola serale. Al secondo posto hanno posizionato a pari merito le terme degli antichi romani (“sai che bella l’acqua calda in quelle piscine a mosaico!”) e il falco di palude, avvistato mentre sorvolava maestoso il canniccio.
Nei capanni sono riuscite a mantenere il silenzio richiesto grazie anche, ancora una volta al babbo, che aveva portato un cannocchiale da urlo. Solo al terzo posto si è classificato il museo della Lipu, ma solo perché, a quel punto erano stanche.
Due parole sul museo le spendo volentieri. Complimenti a chi in due stanze, è riuscito a racchiudere tutta la magia della laguna. La prima stanza è dedicata a tutti gli animali e le piante che si trovano sopra la laguna, la seconda invece, a cui si accede dopo aver oltrepassato una tenda scura e pesante, mostra tutto quello che si trova sotto la laguna tramite un percorso che si illumina man mano che si procede.
La grande delusione è stata il non riuscire a vedere la pianta carnivora.

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