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Ho sempre avuto il sospetto che l'amicizia venga sopravvalutata. come gli studi universitari, la morte o avere il cazzo lungo. noi esseri umani esaltiamo i luoghi comuni per sfuggire alla scarsa originalità della nostra vita. (Trueba)

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Napoli è…..

Eccomi ci sono. Sono tornata da una tre giorni napoletana che più che un viaggio è stata qualcosa di simile ad un’esperienza di allucinazione collettiva. Vuoi per la compagnia, vuoi per la città, ho trascorso dei giorni veramente fantastici. Ho assaporato ed apprezzato tutto quello che la città mi ha offerto: cibo, arte, storia, folclore, personaggi esilaranti, personaggi eleganti. Grazie alla mia capacità di perdermi anche con il navigatore satellitare sono riuscita a scoprire angoli nascosti carichi di vita.

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‘O CIBO’

Come bambini dentro a un negozio di caramelle siamo stati attratti, io e i miei compagni di brigata, da ogni odore, ogni aroma che inonda le strade del capoluogo campano. Sembravamo palline di un flipper impazzite: camminavamo a zig-zag entrando in ogni locale ed uscendo con qualcosa di fritto in mano. La regola della vacanza era una sola: non esistono regole, senza figli siamo stati liberi di fare cose che con loro ci sono precluse. Siamo arrivati con il treno alle 12.30, la prima mezza giornata l’abbiamo passata in centro a mangiare. Abbiamo fatto in pratica un unico pasto iniziato alle ore 13 e terminato alle 21. In quelle ore i nostri corpi hanno cercato di lanciare segnali di pericolo che sono stati elegantemente ignorati. Il Fritto di Sofì, un cono di carta pieno di ogni ben di dio fritto, ha aperto la voragine nei nostri stomaci, vuoto che abbiamo cercato di colmare con una pizza da urlo da ‘nu murzillo saporito. Alcuni di noi, amanti degli sport estremi, hanno aggiunto poco dopo una fantastica pizza fritta. Passata la fase salata ha avuto inizio la distruzione delle ultime arterie con i dolci. Non ci sono parole precise per descrivere cosa si prova nel mordere una sfogliatella o un babà. È un orgasmo di sapori. Dopo il primo morso non riesci a fermarti, senti il bisogno di averne ancora e ancora e ancora.

Un minuto di silenzio per ricordare pasta e patate, salsicce e friarielli mangiati da Nennella, un locale ( una via di mezzo tra una trattoria e il salotto di mia nonna a Natale) che per sapori, rumori e folclore è unico nel suo genere.

 

L’allegra brigata in laguna.

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Aria fresca e frizzante, sole unico protagonista del cielo e un manto di brina hanno accolto la nostra allegra brigata in visita al Lago di Massaciuccoli. Ogni membro della comitiva ha contribuito ad arricchire la giornata, partendo da Nicola, la guida naturalistica, che ha indirizzato la nostra attenzione sui vari animali che stavamo per vedere come il falco di palude, l’airone cenerino, l’airone bianco maggiore, il beccaccino, la folaga, il germano reale, l’usignolo di fiume, la cannaiola e il cannareccione nel canneto. Essendo inverno abbiamo potuto ammirare anche svernatori come il cormorano, lo svasso maggiore, lo svasso piccolo. Non ha mancato di fornire abbondanti nozioni sulla fauna della laguna. A documentare la passeggiata ci ha pensato Sergio Pietra Caprina, che, videocamera alla mano, ti invogliava/intimava a prestare attenzione.
La visita agli scavi della  Massaciuccoli Romana ha contribuito a rendere speciale una bella giornata.
Ma per averne veramente conferma io ho un metodo del tutto infallibile, usato stavolta per capire se l’esperienza naturalistica/culturale ha lasciato il segno: domandare a Pena&Panico “cosa vi è piaciuto della visita alla Laguna di oggi?” e poi sperare per il meglio. Stranamente sono state d’accordo nel mettere la laguna ghiacciata al primo posto nella classifica delle cose più belle. In effetti si sono divertite a spaccare l’esile lastra di ghiaccio che si era venuta creare in prossimità della riva e poiché la mela (o la pera, non ricordo) non cade lontana dall’albero, il babbo ha insegnato loro quanto è bello lanciare grossi pezzi di ghiaccio e vederli mentre si frantumano in mille pezzi creando bellissimi giochi di luce. Risultato: piedi dentro l’acqua, scarpe di tela inzuppate e mal di gola serale. Al secondo posto hanno posizionato a pari merito le terme degli antichi romani (“sai che bella l’acqua calda in quelle piscine a mosaico!”) e il falco di palude, avvistato mentre sorvolava maestoso il canniccio.
Nei capanni sono riuscite a mantenere il silenzio richiesto grazie anche, ancora una volta al babbo, che aveva portato un cannocchiale da urlo. Solo al terzo posto si è classificato il museo della Lipu, ma solo perché, a quel punto erano stanche.
Due parole sul museo le spendo volentieri. Complimenti a chi in due stanze, è riuscito a racchiudere tutta la magia della laguna. La prima stanza è dedicata a tutti gli animali e le piante che si trovano sopra la laguna, la seconda invece, a cui si accede dopo aver oltrepassato una tenda scura e pesante, mostra tutto quello che si trova sotto la laguna tramite un percorso che si illumina man mano che si procede.
La grande delusione è stata il non riuscire a vedere la pianta carnivora.

A pilates con i Pooh

Dopo un primo stop alla palestra, dovuto al viaggio a Londra, ne è seguito un’altro dovuto a una lieve forma influenzale, così stamani ho deciso di riprendere in maniera soft con del sano pilates.
Non essendoci la nostra maestra di fiducia convinco Anna a seguire il corso del maestro. Lei tituba, sostiene che sia noioso, con la voce deprimente, ma riesco ugualmente a convincerla. Arriviamo che ci sono già diverse persone e sinceramente dovrei farmi qualche domanda sull’età media dei presenti, ma sono troppo concentrata a preparare gli attrezzi.
Dopo un inizio molto classico parte con dei movimenti assurdi tanto che guardo Anna e le dico ” sorridi secondo me ci stanno riprendo di nascosto”. Demoralizzata dai movimenti assurdi (per intenderci sembravamo Totò quando faceva l’egiziano) mi concentro sulla musica e lì inizia la tragedia: si sono susseguiti per tutta la lezione di pilates Umberto Tozzi, i Nomadi, Laura Pausini, e quando è partita “Chi fermerà la musica ..”non ho resistito, ho guardato Anna e le ho detto “sono solo le 11 io un’altra mezz’ora non resisto, andiamo” e con eleganza, perché sono sempre convinta che ci fossero delle telecamere, siamo andate a casa.

West and Girls

Londra è sempre fantastica, anche se hai tre scimmie urlanti attaccate ai, diciamo, polpacci. Pena e Panico sono state meno devastanti di Agonia, prevedo infatti che sia stato l’ultimo viaggio insieme a noi. La cosa veramente sconvolgente è che si trova Gluten free ovunque. A Portobello Road c’è una catena, Hummingbird, che sforna dei cupcakes senza glutine, tutti decorati, in svariati gusti, che sono la fine del mondo. Quando Agonia ha chiesto se avessero dei cupcakes senza glutine e si è sentita dire “tutti”, le è salito un nodo alla gola che le ha fatto dimenticare l’inglese, ma non le buone maniere e ha risposto con un maccheronico “Graz”. Honest Burger è un altro locale dove alla solita domanda “avete qualcosa gluten free?” ti senti rispondere “tutto”e lí inizi a piangere e pensi a quella volta che in Italia hai fatto la stessa domanda in un ristorante e il cameriere ti ha risposto ” faccio fare un po di pasta in bianco?”. Un altro locale che merita di essere citato è Zizzi; noi abbiamo provato The Strand (zona centrale, vicino a Trafalgar Square). Da fuori non sembra un granchè, ma non appena si entra e si scende, è molto carino; sono stati molto scrupolosi: hanno un menù con tutti gli allergeni presenti nei vari cibi ed anche una serie di giochi da far fare ai bambini con tanto di pastelli a cera. Quindi il grande problema di cosa potranno mangiare le bimbe era solo nella mia testa. L’ostello il Clink78 è stato una vera e propria rivelazione. Pulito, curato, molto ricercato nelle aree comuni e spartano ma con stile nelle camera. siamo stati 4 giorni a far capire alle piccole l’importanza dell’integrazione, di come persone che provengono da paesi lontani, con religioni e costumi diversi dai nostri, possano vivere tranquillamente assieme. Questo almeno fino a quando non siamo tornati a Pisa.

 

 

 

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