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Ho sempre avuto il sospetto che l'amicizia venga sopravvalutata. come gli studi universitari, la morte o avere il cazzo lungo. noi esseri umani esaltiamo i luoghi comuni per sfuggire alla scarsa originalità della nostra vita. (Trueba)

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Il profumo dei ricordi

Ancora emana un leggero olezzo di bruciato. Ma io non mollo, non voglio buttare un pezzo di storia, un pezzo di vita si di vita perché questa macchina lha comprata una delle figure maschili  più importanti, per me.  Sarebbe come buttare una parte di ricordi, una parte di insegnamenti perché se lui fosse qui fisicamente si metterebbe a leggere le istruzioni e cercherebbe di capire il problema per poi spiegarmelo. Magari poi sarebbe tutto da buttare ma almeno ci abbiamo provato. Quindi che mio marito riesca ad aggiustarla o meno questa pedalina resterà qui con me, come la giacca di pelle nell’armadio, come un monito, uno specchio a cui chiedere nel momento del bisogno e sperare di aver capito bene tutti gli insegnamenti, sia a parole che con i fatti. In pratica in ogni stanza o qualcosa che mi ricorda che persona speciale ho avuto l’onore di avere come zio. Basta però sennò qui le lacrime non smettono più di scendere, concludo ricordando un suo grande fallimento…volermi insegnare la matematica Ancora emana un leggero olezzo di bruciato. Ma io non mollo, non voglio buttare un pezzo di storia, un pezzo di vita, si, di vita, perché questa macchina l’ha comprata una delle figure maschili più importanti per me. Sarebbe come buttare una parte di ricordi, una parte di insegnamenti, perché se lui fosse qui fisicamente, si metterebbe a leggere le istruzioni e cercherebbe di capire il problema per poi spiegarmelo. Magari poi sarebbe stato tutto da buttare, ma almeno ci avremmo provato. Quindi, che mio marito riesca ad aggiustarla o meno, questa pedalina resterà qui con me, come la giacca di pelle nell’armadio, come un monito, uno specchio a cui chiedere nel momento del bisogno e sperare di aver capito bene tutti gli insegnamenti, sia a parole che con i fatti. In pratica, in ogni stanza ho qualcosa che mi ricorda che persona speciale ho avuto l’onore di avere come zio. Basta però, sennò qui le lacrime non smettono più di scendere; concludo ricordando un suo grande fallimento: volermi insegnare la matematica.

Karma come se fosse antani

Avete presente il karma?!? Poc’anzi canzonavo la ragazza per il suo stile di baffi alla Dalì, nonostante fosse stata molto carina ed esaustiva come me: mi spiegava con passione come usare la taglia e cuci, rispondeva con garbo alle mie domande, mi consigliava di usare una vecchia Singer che mi ha dato la zia, per certe stoffe e, niente, io continuavo a pensare a come sarei stata vestita da Balilla e ai suoi baffi veramente grandi. Ah già, il karma dicevo. Niente, in pratica, a casa ho deciso di darle ascolto, così mi sono messa a studiare le istruzioni della vecchia Singer, ho messo filo, aghi, regolato tutto e vado veloce e felice… Fino a che non sento uno scoppio, un odore di fumo e una bella fiamma uscire dalla pedalina. Riesco a staccare tutto e limitare i danni, puzzo di fumo a parte. Quindi chiedo scusa per il mio sarcasmo, anche perché far venire la mia prima potenziale cliente con fumo e scintille e non farla scappare, è veramente da ardimentose.

Letture ardimentose

La giornata non sembrava delle migliori. Amo leggere e questo si sa. Adoro King, una cotta adolescenziale da cui non mi sono mai ripresa. Tra l’altro con lui ho imparato a non dare niente per scontato, nel senso che le  regole del tipo: il protagonista non muore mai o il bene vince per forza, non esistono. Quindi, quando sono alle ultime pagine del suo ultimo romanzo, “L’istituto” e per puro caso mi cade l’occhio sulla recensione fatta sul retro della copertina, mi cadono le braccia e mi chiedo perché?!? Ma chi l’ha scritto, le conosce le regole di base di King?!? Come puoi dire “. ..Una storia di bambini che trionfano sul male… ” ma veramente?!? Ora, detto così sembra brutto, ma speravo che di bambini ne morissero di più!!! Tornando alla mattinata: ventolata assurda, una di quelle che ti fanno arrivare il salmastro ai globuli rossi; me ne stavo tranquilla in un negozio, quando è stato il mio turno chiedo informazioni su una macchina taglia e cuci, la tipa mi lascia chiacchierare, io cerco di evitare di guardare la sua parure di baffi e pizzetto, ma de, l’occhio ci cadeva, quindi continuavo a parlare e a chiedermi ma come cavolo si fa? Avrà la mia età?!? Comunque, come rallento, lei mi fa: per una tipa ardimentosa come te, consiglio questa. Ardimentosa?!? Sono scoppiata a ridere. Ardimentosa non me l’aveva ancora detto nessuno. Mi hanno definito in tanti modi, ma così mai. Che poi richiama un po’ al ventennio quindi non so se le sono sembrata una simpatizzante, ma spererei proprio di no! Avrei voluto dire che lei era ardimentosa ad uscire con quei baffi e quel pizzetto, però non lo avrebbe preso come un complimento, quindi ho resistito e ho continuato a parlare.
Oggi arriva la mia prima cliente: l’ansia è salita fino a che non mi sono ricordata di essere ardimentosa.

Aghi ne avete?!?

Oggi, giorno di quelli in cui si corre, sì, ma da un impegno all’altro. Quindi: pantalone vintage, preso in un negozio, scoperto grazie a Giorgia. Più unico che raro, al mitico mercatino americano di Livorno, spicca questo banco di abbigliamento vintage di qualità, roba da perderci la testa!
Il riposo sportivo tra l’altro, dicono faccia bene, anche se non me ne devo approfittare, perché l’ultima volta il mio riposo è durato 20 anni!
Le mie ore libere, le famose ore d’aria, le passo dedicandomi ad un’altra mia grande passione: creare capi d’abbigliamento partendo dagli stimoli che mi dà la stoffa. Sono un’aggeggina: metto insieme idee e passione e a volte vengono fuori cose interessanti. Apro il baule della zia, quello carico di storia personale, quello che ogni volta che lo apro mi sale una rabbia su quanto possano essere misere le persone, ma anche come si possa diventare migliori pur crescendo in ambienti ostili. Lo lascio aperto per un po’, così a monito… Divago troppo, lo so. Dal suddetto baule ho tirato fuori una stoffa e mi sono messa ad aggeggiare,non posso dire cucire; ogni volta che la parola cucire viene messa in una frase con il mio nome, una sarta ha un attacco di diarrea. Mi sembra stia venendo fuori una giacchina di lana niente male. Via giù,ditemi brava, anche perché rompere solo due aghi in due ore non è da tutti!

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