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Ho sempre avuto il sospetto che l'amicizia venga sopravvalutata. come gli studi universitari, la morte o avere il cazzo lungo. noi esseri umani esaltiamo i luoghi comuni per sfuggire alla scarsa originalità della nostra vita. (Trueba)

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Correre imparando a correre

“Non voglio morire, solo per il fatto che ogni giorno ne imparo una nuova !” lo ripeteva la mia nonna ed è proprio vero!!! Anche se non sempre si imparano cose piacevoli. Lunedì, ad esempio, durante la mia corsa mattutina, ho imparato che se non fai stretching prima di correre e dopo, ti si infiamma la parte esterna di un osso della gamba e ti fa un male cane. Ho chiesto a Babbo Google e mi ha spiegato cosa fare e da cosa è provocato il dolore, babbeo Google, il simpaticone, ha sottolineato e evidenziato che propabilmente il dolore nasconde anche la necessità di perdere peso. Ecco, fatti i cazzi tua! Limitati a dare indicazioni richieste, non ti allargare. Altra cosa che ho imparato, sempre nella stessa mattinata, sempre durante la stessa corsa, è che la gente che cammina davanti a me, quelli che mi accingo a superare, si girano perché avvertono realmente la mia presenza e con tutti i sensi… inizialmente pensavo si sentisse l’odore della fatica ma essendomisi scaricate le cuffie, ho potuto sentire quanto rantolo e quanto sia pesante il mio passo. Così mi sono messa a guardare quelli più esperti e ho notato che loro tirano bene su le ginocchia e che il tallone va quasi a toccare il sedere: ho provato a fare lo stesso ma sono intrampolata e manca poco cado. Con il tempo spero di migliorare lo stile. Per ora mi godo i miei piccoli progressi e il mare così bello di mattina.

Il divagar m’è dolce in questo mar…

Ci provo, ma non riesco, sono ancora in confusione, non riesco a riprendermi e sopratutto a liberare la mente. Non solo non riesco a scrivere, ma neppure a leggere, anche se pensandoci bene, le cose sono correlate perché di uno mi nutro e dell’altro vivo. Mi siedo davanti al pc e la mente parte, vorrei raccontare, commentare, riflettere, ridere su un sacco di cose, ma tutto rimane sospeso nei miei pensieri. Così le giornate passano tra i doveri e i malanni e mi rompo! E se mi annoio, inizio a dare fastidio o fare stronzate per provocare una reazione, così, tanto per divertirmi, ma spesso gli altri non hanno il mio stesso senso dell’umorismo e si offendono. Il fatto è che per essere costante ho bisogno di una sorta di routine, che viene a mancare quando fuori c’è il sole o fa caldo, perché, come diceva il prof di latino al ginnasio (Accorinti, un tipo strano uscito fresco fresco dalla Normale di Pisa che per diletto ci traduceva le canzoni di Battisti in latino, mentre io gli avevo dedicato una mia versione di “Vaffanculo” di Masini, l’eleganza è innata in me da sempre): “cosa vuoi che sia un 4 in confronto alla bellezza della vita? Vai e godi di questo sole!” Quindi se vedo il sole vado in loop fino a che non sono fuori a farlo mio, perché, altrimenti come si può notare, divago un po’ e divento caotica, che tutto sommato non mi dispiace perché le persone lineari sono troppo tristi e poi su fb c’è pieno di ricerche scientifiche a dimostrazione che le persone confuse sono le più geniali, quindi: fate voi. Vivere di fronte al mare, poi, non aiuta, perché il binomio sole- mare è letale: chi può resistere? io no! Dopotutto è stato appurato che discendo dalle sirene, quindi il richiamo è ancora più forte. Perciò per ricreare una specie di equilibrio interno e interiore, ho bisogno di pioggia e freddo; considerando che siamo quasi al solstizio d’inverno e le temperature non sono ancora scese sotto i 16 gradi, la vedo dura… io ve lo dico: se non mi riprendo non so come riuscirò ad affrontare il Natale con tutti quei sorrisi, le risatine ( ouch ! ), i regali fatti col c..o, i parenti, le persone in generale… vabbè via, spero almeno lunedì di iniziare la palestra perché sennò son del gatto. E detto tra noi i gatti li detesto, non li odio poveri, ma li detesto fortemente sono snodati, silenziosi, subdoli…via non c’è speranza il divagar m’è dolce in questo mar.

Filosofia da spiaggia. Lezione n.1


Un po’ mi fanno pena quelle persone che non riescono a rilassarsi mai, neppure al mare. Come quella che va a fare la nuotata perché fa bene alle ossa, scioglie la schiena e che dice “che bello guardare tutti i pesci!” ma che poi, però, mi confida che dopo un brutto incidente non si fida più ad andare lontana da sola e mi chiede:

-Ma tu, nuoti?

Sollevando appena lo sguardo dal libro che ho in mano, sdraiata sul lettino a bordo mare le confido:

-Per lo più galleggio.

Capisce, sorride e va a cercare altrove. 

Giusto il tempo di girarmi sul lettino (con l’abilità di una foca tra l’altro), mettermi pancia sotto, cadere in coma per qualche istante breve ma profondo a tal punto da lasciare impresso sul corpo tutti i segni del telo sotto di me, che ne passano tre in fila indiana che vanno a fare un tuffo dagli scogli e si lanciano di testa. 

-Vieni?

Ma io preferisco entrare in acqua lentamente partendo dalla riva con calma dove tocco e dove sopratutto non è necessario il gesto atletico. Sicuramente risulterò scorbutica o asociale, magari un po’ lo sono, ma cosa ci posso fare se preferisco fare quello che piace a me piuttosto che quello che fanno gli altri?Fortunatamente la mia coinquilina di ombrellone la pensa come me; ci tuffiamo quando abbiamo caldo e quando ci scappa la pipì, si legge, si chiacchiera di scienza, arte, letteratura e non degli uomini che passano davanti a noi, come fanno le altre. È lei che mi ha introdotto alla filosofia del “pensaci c’è sempre qualcosa di meglio da fare”, pensiero che più volte mi ha salvato ad esempio, dal passare giornate in casa a rassettare. Ancora non padroneggio l’arte della persuasione di cui lei è gran maestra, però trovo fantastica l’abilità con cui riesce a convincere gli altri di essere in grado di fare qualunque cosa, come quando mi ha convinto che spendere soldi per tagliare i capelli a Pena e Panico era stupido perché ero perfettamente in grado di farlo da sola. In effetti li ho tagliati alla caxxo di cane ma li ho tagliati e sopratutto ho capito che lei aveva ragione. 

Quindi quest’estate, se mi vedete sdraiata sul lettino a parlare con una bionda dall’aria rilassata, non mi disturbate per cose futili come un bagno, una passeggiata o due chiacchiere, perché sono a lezione.

Chiara.

Siamo fatti per 70 % d’acqua: quella di Chiara deve essere salata. Ha sempre pensato di non poter vivere lontano dal mare, quando studiava a Milano e tornava solo il fine settimana, passava ore da sola in cima al molo, per ricaricare i polmoni e l’anima di quel salmastro che riusciva a mettere pace nel suo animo. Perché in fondo tutti gli avvenimenti degni di nota della sua vita sono avvenuti o in mare o ad esso vicini; come la prima volta che ha fatto l’amore, distesa sul bagnasciuga in cerca di interpretare i segnali che le venivano mandati dal cuore e da quella parte razionale del suo cervello che non dorme mai. Come dimenticare anche la prima volta che su una barca ha detto per la prima volta “Ti Amo” ed ha capito che quella era la donna della sua vita? Il salmastro, linfa vitale della sua anima, riesce a lasciarla sospesa in un limbo tra mare e cielo dove tutto è possibile, anche essere liberi di amare.

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