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Ho sempre avuto il sospetto che l'amicizia venga sopravvalutata. come gli studi universitari, la morte o avere il cazzo lungo. noi esseri umani esaltiamo i luoghi comuni per sfuggire alla scarsa originalità della nostra vita. (Trueba)

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Sole, mare e Moscov Mule.

Oggi, in una delle mie pause mentali sul web, non di quelle da wc, ma di quelle digestive, quindi più soft per permettere una corretta assimilazione del cibo, mi sono messa a saltare da una persona all’altra tra quelle che fb mi propone come conoscenti. Mi sono imbattuta in quelle che si definiscono “mamme per caso”, “mamme per sempre” “mamme per amore”, “avventura di noi” e la pausa stava per trasformarsi in una di quelle da wc. Ma come si fa ad essere così? Cioè, completamente ed esclusivamente mamme. Per molte donne l’essere mamma riempie la totalità della vita: se sei mamma, sei tutto. Impensabile: io rimango sempre me stessa. Sono ANCHE mamma.

L’analisi dei vari blog, poi, mi ha fatto pensare di essere proprio di un altro pianeta. Sarò anche intollerante per natura, ma, cavolo, gli argomenti sono da palle ai piedi (e qui torna il vecchio consiglio di trombare di più, ma io sono la solita pervertita si sa). E poi li trovo anacronistici: come si fa ad avere, che so, sei figli, meno di 40 anni e avere il sorriso ebete sulle labbra, mentre ti fai foto di gruppo con scritte tipo “mare, sole, preghiera; non chiedo altro”? Quando io, per avere lo stesso sorriso, dovrei postare “mare, sole e Moscov mule”.

Per chiarire: non parlo di “mamme pancine”, ma di mamme super attente e super amiche dei loro figli, quelle che sanno sempre tutto quello che è meglio, non solo per i loro figli, ma anche per i tuoi, perché lo sentono a pelle. Poi, se vai a vedere, questi figli si drogano come caimani, però pregano. Sono quelle persone che “ah, su fb non pubblico niente, non mi piace“ e poi sui blog, pubblicano anche le cacche dei figli.

Quando ho deciso di aprire un blog, pensavo di poter interagire con altre donne anche sul l’essere mamme, ma subito mi sono accorta che come spesso mi capita, non rientravo in nessuna categoria. Niente da fare: tutte le varie community mi stavano strette, quindi ho preso le mie Pena,Panico e Agonia e mi sono tirata fuori da tutto anche perché, ok conoscere il diverso, ma se queste diversità mi fanno entrare il giramento di, è bene eliminarle anche perché, per questo, ho una bella schiera di parenti che mi tiene impegnata in questo periodo…

Nel frattempo.

Il suo grande problema era la tempistica, quello che la fregava veramente era quel “nel frattempo”. Perché nel frattempo c’è la vita, c’è sempre qualcosa di meglio da fare che cucinare; adesso, però, deve rimanere concentrata. Sembra semplice. Armata di tutte le buone intenzioni, prende una pentola capiente; pulisce sedano, carota e cipolla e li immerge in tanta acqua, aggiunge la carne, mette tutto sul fuoco e adesso deve solo aspettare.
Il miglior modo che conosce per passare il tempo senza uscire di casa è leggere un buon libro. Si impone di controllare ogni dieci pagine come procede il brodo, ma lo scadere del tempo di cottura non coincide con la fine del capitolo, così porta il libro con sè in cucina e, mentre toglie la pentola dal fuoco, continua a leggere. Gli occhi sono ancora sul libro nel momento in cui versa nel colapasta il brodo appena fatto, solo uno schizzo di liquido bollente la riporta alla realtà.
Vabbè, dai-pensa- lo svezzamento inizierà domani.

Il mio cervello e’ il mio secondo organo preferito (cit. Woody Allen)

Il mio cervello e’ il mio secondo organo preferito (cit.), lo uso quasi quanto l’altro e mi dà molte soddisfazioni. A volte mi faccio prendere la mano, lo uso troppo e succedono i danni perché è sempre meglio adeguarsi al livello medio, come quando, dopo l’ennesima domanda idiota sul gruppo whatsapp delle mamme di scuola, nuovo girone dell’inferno dantesco, ho abbandonato la chat e sono stata sommersa da una valanga di messaggi in cui le mamme mi chiedevano cosa fosse successo, se  avessi dei problemi con il telefono o peggio  Non fraintendetemi: il gruppo è utile per avere informazioni sulle attività scolastiche, sulle uscite, sul materiale necessario, ma tutto quello che ne segue no! è un susseguirsi di “grazie”, domande sui compiti, non solo su quali fare, ma anche su come farli e io non ho ancora raggiunto il livello tantrico necessario per farmi scivolare queste stronzate addosso e c’è il giorno in cui anche un “grazie” di troppo mi manda di fuori. So di essere facilmente irritabile, ma vogliamo parlare dell’abuso delle emoji? Donnine con manine alzate che si insinuano alla fine di messaggi o faccine sorridenti che viene solo voglia di prendere a pedate, buttate a caso in mezzo ad una conversazione o prati di inutili fiori o pollicioni blu da prendere a morsi; sicuramente sto invecchiando, ma, per dirla con Caparezza, trovo molto interessante questa mia parte intollerante. Poi diciamola tutta: i compiti li devono scrivere da soli sul diario, se non li scrivono pace, andranno a scuola impreparati e si troveranno ad affrontare un problema loro e solo loro. Dopo tutto la scuola deve insegnare anche come si sta al mondo e non credo che lavorare per loro o insegnar loro a fare i furbi, sia un approccio etico. Circolano leggende su mamme che fanno i compiti per i figli usando la mano sinistra per simulare meglio la grafia del piccolo, mamme che passano l’estate a fare i compiti mentre il piccolo fa il bagnetto con gli amici, perché “poverini l’estate si devono divertire”. Ecco, tra le tante cose che mi mandano in bestia al secondo posto c’è il definire i figli “poverini”, i miei ci hanno cresciuto mio fratello e lui alla fine si è convinto di essere un poverino e pretende che gli sia tutto dovuto. In pratica da piccoli poverini da grandi cretini. Io non ho la risposta a tutto e neppure so quale sia la soluzione migliore, ma sicuramente è necessario dare più indipendenza ai figli per renderli autonomi perché poi quando cresci la grande sfida è riuscire a diventare indipendente, non dover chiedere a nessuno, vivere del proprio lavoro e per fare questo ci vuole sicurezza e fiducia in sé, tutte cose che si acquisiscono negli anni e sbagliando tante volte.

 

I veri sognatori non dormono mai. ( Edgar Allan Poe)

Aveva proprio ragione la nonna quando diceva di non voler morire perché ogni giorno imparava una cosa nuova. Che era una mattina importante avrei dovuto capirlo subito, quando già alle 8.14, Nicoletta (il mio maestro Yoda) con poche parole mi ha fatto crescere ancora un pezzettino. Dopo una nottata simpatica, una di quelle dove fai più chilometri che da sveglia perché Pena & Panico hanno tutti i bisogni del mondo, una di quelle in cui se hai dormito 3 ore di fila è tanto, vieni svegliata da una serie di messaggi dal gruppo “mamme scuola”, su WhatsApp che ti fanno rimpiangere di aver dato confidenza a tutte le mamme. Comunque riesco a controllarmi e nel gruppo ufficiale non commento ma contatto in privato il mio maestro Yoda e vomito tutto l’acido che si era accumulato nelle mie viscere, poi prendo fiato e ascolto, o meglio leggo “ sii incazzatissima con chi capisce ed è coinvolto ( non con chi non ci arriva).” E lì mi si è aperta una finestra nella mente ed ho capito, quasi subito.

Altro insegnamento della mattinata mi è arrivato dalla mia personale Miranda Priestly, in poche ore mi ha spiegato, facendomi partecipe anche di lezioni pratiche, come gli uomini devono fare i regali alle donne. Innanzitutto la donna deve avere le idee chiare su quello che vuole (in questo caso un anello, semplice ma strapieno di pietre), poi si deve recare dal gioielliere di fiducia e iniziare la ricerca. Una volta trovato quello che stava cercando, lo fa adattare al suo anulare e lascia un acconto a nome dell’uomo che dovrà farle quel dono. A questo punto il regalo è quasi fatto, rimane solo di farsi ridare l’acconto una volta scartato il pacchetto. Io qui mi perdo, non solo per colpa mia, eternamente alla ricerca di qualcosa di rock con accenni punk ma classico, ma soprattutto per la sensibilità dell’uomo al mio fianco che è pari a quella di una carica di rinoceronti con evidenti problemi di orchite.

Frau, La Mitica e le mamme di oggi.

I.

Il potere della fantasia non si ferma mai, anzi, invecchiando migliora se si tiene in allenamento. Io, grazie ai vari superpoteri, faccio quotidiane sessioni di esercizi per rimanere sempre con gli occhi socchiusi e la mente spalancata. Sono spesso circondata da persone più grandi me, non sempre per mia scelta, spesso per necessità, comunque, il fatto è questo : ci sono alcuni soggetti che si prendono troppo sul serio, soprattutto le mamme all’uscita di scuola, che si atteggiano a eroine, o peggio a strafiche, finte-inconsapevoli, della serie “ioo?! non riesco neppure a pettinarmi” e magari hanno una crocchia tirata che non sarebbe riuscita neanche alla Osiris. In quel preciso istante (o di fronte a certi personaggi) si attiva la mia parte intollerante che a sua volta fa ribollire l’acido presente in me e se il filtro bocca/cervello funziona, la cattiveria la dico nella mia mente e trasformo il soggetto in un personaggio del mondo dello spettacolo, se il filtro è difettoso pronuncio davanti a pochi intimi i miei sentimenti, nascono buffi soprannomi e ci facciamo due risate. Se il filtro si rompe, però, nascono le tragedie. Questo superpotere ha fatto nascere personaggi come Frau Blucher: una mamma della peggior categoria, non solo perché mi ha chiesto se ero incinta e non lo ero, ma perché è una di quelle super gentili che ringraziano per qualunque cosa tutto tutti e ti fanno pensare che dietro ci sia della finzione. Una di quelle vestite sempre secondo le 1000 sfumature del grigio topo, sempre austera, una di quelle che dice “vulva”, che, se ride, si mette la mano davanti alla bocca, che ha un tono di voce alla Sbirulino e sopratutto che va al coro della chiesa perché, parole sue non tromba, almeno così pensa ad altro (conoscendo la fama del prete credo che faccia lezioni private). Da e con lei sono nati anche Baby Frau e il piccolo Igor, so che non si scherza sui bambini ma dovreste conoscerli: uguali!

Alla categoria del filtro difettoso appartiene ad esempio anche La Mitica, perché, pur partendo dal presupposto che ognuno è libero di fare quello che vuole, nei limiti consentiti dalla legge, questo soggetto esagera: si invecchia tutti ma non tutti lo accettano e soprattutto non tutti maturano. La Mitica si è fatta un tattoo sulla mano, un cuore sul dito, insieme alla figlia di 14 anni e ha postato le foto con scritto “vero amore”. E qui il filtro ha tirato la prima crepa.

Pollyanna, fa categoria a sé; qui si può notare una sorta di evoluzione dei miei poteri, perché, se prima con soggetti appartenenti al genere perdevo il controllo e li insultavo, adesso come li individuo li evito. Caratteristica fondamentale della categoria è l’essere perennemente con il viso sofferente, la disgrazia sempre dietro l’angolo e l’avvoltoi sulla spalla. C’è chi crede che se di notte davanti allo specchio dici tre volte Pollyanna al contrario, lei appare e ti frantuma le palle tutta la giornata con le sue disavventure.

 

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