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Ho sempre avuto il sospetto che l'amicizia venga sopravvalutata. come gli studi universitari, la morte o avere il cazzo lungo. noi esseri umani esaltiamo i luoghi comuni per sfuggire alla scarsa originalità della nostra vita. (Trueba)

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amicizia

Io e i casi umani.

A Terzani, un indovino disse di non volare per un anno intero; lui seguì il consiglio e trascorse un anno tra mille emozioni ed esperienze. A me un’amica, che è un po’ indovina, ha detto: “Ma sì, vai, osserva e vedrai quanto materiale per il blog”.
Non avete idea dei casi umani in cui mi sono imbattuta, non potete proprio capire. Come spesso mi accade, io mi lascio trasportare dal vortice delle nuove amicizie, nella speranza che siano anime affini o almeno, cerco sempre di vedere, almeno inizialmente, solo gli aspetti positivi. Dopo il primo periodo in cui sono frastornata da esperienze nuove e visioni alternative, passo alla fase due: l’ autoconvincimento, che consiste nel parlare con quelle 2 o 3 amiche certificate ed esaltare i lati positivi dei vari accadimenti nel tentativo di convincere loro che sono

soddisfatta. Cerco solo un’approvazione da me stessa che vacilla ad arrivare. Solitamente a questa fase seguiva in giovane età, lo schifo totale per tali soggetti, seguito da un repentino allontanamento ed esclusione dalla vita. Ho detto solitamente perché come ogni essere vivente, si cresce e in alcuni casi si matura. Nel mio la maturazione è avvenuta almeno in maniera parziale. Adesso la fase di presa coscienza dell’aver incontrato l’ennesimo caso umano travestito da persona normale, viene seguita da un allontanamento graduale e parziale. Però dé che due coglioni!

Materialismo cosmico

Dopo aver letto il libro “The Key” sono piùsensibile si messaggi che l’universo mi invia.  No via non riesco, mi si inceppa proprio la tastiera, devo dire quello che penso. Il libro mi è stato regalato, con amore sincero, da un’amica con l’animo più nobile del mio, una che non sputa acido su tutto come me; a lei questo libro è servito a superare un periodo difficile e quindi con tutto il cuore, me lo ha donato nella speranza che io potessi avere i suoi stessi benifici. Ma niente, il mio materialismo è più forte dell’universo. Per rispetto alla mia amica, quando mi ha chiesto cosa ne pensassi, ho detto la verità cercando di evitare parole eccessive tipo “truffatori, malviventi, bastardi, merde umane” ecc.. le ho spiegato che secondo me questi tipi, i motivatori, fanno un bel mix di tutte le credenze popolari e religioni e cercano di dargli un fondamento scientifico. Ripeto, sono forse un po’ troppo materialista,non riesco a credere nella spiritualità, quindi il sentirmi dire che anch’io, inconsciamente, mando dei messaggi all’universo ( o divintà) e questo mi manda le risposte, non mi torna. E poi va detto anche che io, spesso, questi segnali, non riesco a capirli perché ho dei pregiudizi di base, pregiudizi dai quali, secondo il libro, mi devo liberare per purificarmi e ottenere così ciò che voglio come soldi, amore o felicità. Joe riporta anche degli esempi che, per persone deboli, sono pericolosi, come quando racconta che è guarito da un tumore perché ha agito e si è purificato; era l’universo che voleva che lui si fermasse perché sovraccarico di impegni. Da paura. Come si dice: ogni persona che incontri ti insegna qualcosa, anche a non essere come lei. Fatto sta che stamani credo che l’universo mi abbia lanciato un segnale: tutte le macchine nel parcheggio avevano un volantino di un tale mago Egizio, mentre sulla mia c’era un biglietto con scritto …compro macchine anche da rottamare …mah.

Milano da chiacchierare 

Ricordo come fosse ieri le avventure in bicicletta a 12/13 anni, verso Viareggio, terra per noi lontana. E ancora: le telefonate fatte appena tornata a casa da scuola, le confidenze sui ragazzi, i primi problemi estetici e non solo, la voglia di andare lontano. Poi scelte diverse, tra studi e compagnie, ci hanno separato ma mai allontanato. Io, fagocitata dalla famiglia, lei dal lavoro, dallo studio, fortunatamente è più facile vederci e trovare il modo per metterci in contatto grazie a Facebook. 

Per me, che non ricordo dal naso alla bocca, sapere che lei comunque, si sarebbe ricordata del mio compleanno, era una cosa unica, tanto che quest’anno, quando alle 20 non mi erano ancora arrivati i suoi auguri, ero in pensiero. Poi, la telefonata…qualche chiacchiera e lei butta lì un “non mi viene mai a trovare nessuno” a cui è seguito il mio istintivo” vengo io!”  

E oggi sono al settimo cielo, preparo la valigia e risparmio le corde vocali  perché in due giorni ci dobbiamo raccontare gli ultimi 14 anni.

Omnia vincit amor et nos cedamus amori. 

Che questa fosse un’estate particolare lo sapevo fin dall’inizio. Mi sono data alla lettura, ho mangiato libri e bevuto saggi come se non ci fosse un domani, cercando in essi la risposta alle domande che mi assillano da sempre. E alla fine l’ho trovata, ma non nei libri bensì nella vita quotidiana, ad uno di quegli eventi dove non vai molto volentieri in estate, con il caldo, l’afa e la necessità di vestirti per l’occasione: un matrimonio. Stavolta però non era un matrimonio qualunque, dove gli sposi sono giovani e belli e dove devi divertirti per forza, dove ci deve essere confusione per forza, dove tutto è un po’ forzato verso l’ostentazione, l’autocelebrazione, dove “se non lo fai oggi, quando lo fai?”, dove si sprecano insomma i luoghi comuni, ma una festa in cui si sono celebrati l’amore, la felicità e l’amicizia, i valori universali del vivere bene. 

Gli sposi, diversamente giovani, si sono conosciuti su Facebook: lui italiano lei canadese, hanno comunicato con il traduttore per diverso tempo, poi a gesti e adesso con gli occhi.

Lui imbarazzato, un po’ in difficoltà per l’essere al centro dell’attenzione, lei in bianco, bella, fresca, semplice, sorridente: uno spettacolo!

Il celebrante, un amico dello sposo con t-shirt monster Mozart e credo, piuttosto fumato, ha detto semplicemente 

-Omnia vincit amor et nos cedamus amori. 

Poi con gli strumenti adatti ha controllato la qualità degli anelli. 

Stavo per dimenticarmi la damigella, compagna del celebrante in abito bianco di tulle con pizzo e gale, capelli lunghi neri tinti, con ricrescita con treccine sparse e soprattutto scalza. Dopo il Sì, detto tra arrossimenti vari, è iniziata la festa. Una cena tra amici e parenti, poche persone con serie difficoltà di comunicazione, non tanto per la differenza la d’età quanto proprio per la lingua parlata; il mio vicino ad esempio, era un portoghese che vive a Nantes con moglie canadese, quindi ho parlato un po’ in francese un po’ in spagnolo e a volte in inglese: favoloso!

Ma la cosa più bella che veramente mi ha fatto aprire gli occhi e mi ha dato la risposta che cercavo, è stata la bomboniera. Sinceramente non mi aspettavo niente e invece mi sono vista consegnare un bel sacchetto di raso con dentro una loro foto, confetti di varie forme e colori ma soprattutto le frizzi pazzi, le caramelle che scoppiettano in bocca! E lì ho capito che bisogna sempre affrontare la vita con un po’ di leggerezza, è necessario galleggiare sopra le apparenze, i luoghi comuni, le malelingue con la bocca piena di bolle scoppiettanti e non solo: è fondamentale che la bocca sia aperta e che ci si impegni a sentire le bolle con tutti i sensi. Liberiamoci gente, viviamo felici e circondati di amici e forse riusciremo un giorno ad avere qualcuno vicino con cui condividere le frizzi pazzi.

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