Cerca

EdnaModeblog

Ho sempre avuto il sospetto che l'amicizia venga sopravvalutata. come gli studi universitari, la morte o avere il cazzo lungo. noi esseri umani esaltiamo i luoghi comuni per sfuggire alla scarsa originalità della nostra vita. (Trueba)

Noi che discendiamo dalle sirene…


“Quali sono i tuoi obiettivi?” Ora, se a rivolgermi questa domanda fosse stata una prof. o un datore di lavoro, avrei sicuramente cercato quel barlume di serietà che è in me e sarei stata professionale nel rispondere. Purtroppo il quesito me lo pose anni fa una giovane nutrizionista a cui mi ero rivolta dopo aver espulso dal mio corpo Pena e Panico; non mi conosceva, non sapeva che spesso il filtro cervello-bocca si intasa e l’onestà della risposta non è proporzionata alle aspettative del richiedente. Quindi mi sentii rispondere: “Mah, sinceramente mi piacerebbe riverderla ”, indicando con gli occhi un punto ben preciso del corpo, allora sormontato da una discreta panza.Capì subito quale fosse il mio cruccio e si adoperò in tale direzione. Tutto questo  per dire che, una volta raggiunto un obiettivo, è necessario trovarne un altro. Il traguardo successivo è quello di rientrare in possesso dell’uso autonomo delle cosce, mi spiego: attualmente strusciano assieme componendo una melodia ammaliante, ma ricordo che un tempo non riuscivano a toccarsi. Mi sono documentata e ho scoperto che le donne afflitte da questa caratteristica hanno una origine antica e mistica: sono infatti le antiche discendenti delle sirene. Non delle sirene sdolcinate alla Walt Disney, quelle a cui la mamma muore sempre quando sono piccole, no, mi riferisco a quelle dell’Odissea di Ulisse, quelle che attirano gli uomini con i loro canti ammalianti e poi li mangiano.  Quindi, tutto sommato, forse non devo eccedere nel distanziare le cosce, forse è bene far capire agli altri fin dal primo sguardo, con chi hanno a che fare.

Materialismo cosmico

Dopo aver letto il libro “The Key” sono piùsensibile si messaggi che l’universo mi invia.  No via non riesco, mi si inceppa proprio la tastiera, devo dire quello che penso. Il libro mi è stato regalato, con amore sincero, da un’amica con l’animo più nobile del mio, una che non sputa acido su tutto come me; a lei questo libro è servito a superare un periodo difficile e quindi con tutto il cuore, me lo ha donato nella speranza che io potessi avere i suoi stessi benifici. Ma niente, il mio materialismo è più forte dell’universo. Per rispetto alla mia amica, quando mi ha chiesto cosa ne pensassi, ho detto la verità cercando di evitare parole eccessive tipo “truffatori, malviventi, bastardi, merde umane” ecc.. le ho spiegato che secondo me questi tipi, i motivatori, fanno un bel mix di tutte le credenze popolari e religioni e cercano di dargli un fondamento scientifico. Ripeto, sono forse un po’ troppo materialista,non riesco a credere nella spiritualità, quindi il sentirmi dire che anch’io, inconsciamente, mando dei messaggi all’universo ( o divintà) e questo mi manda le risposte, non mi torna. E poi va detto anche che io, spesso, questi segnali, non riesco a capirli perché ho dei pregiudizi di base, pregiudizi dai quali, secondo il libro, mi devo liberare per purificarmi e ottenere così ciò che voglio come soldi, amore o felicità. Joe riporta anche degli esempi che, per persone deboli, sono pericolosi, come quando racconta che è guarito da un tumore perché ha agito e si è purificato; era l’universo che voleva che lui si fermasse perché sovraccarico di impegni. Da paura. Come si dice: ogni persona che incontri ti insegna qualcosa, anche a non essere come lei. Fatto sta che stamani credo che l’universo mi abbia lanciato un segnale: tutte le macchine nel parcheggio avevano un volantino di un tale mago Egizio, mentre sulla mia c’era un biglietto con scritto …compro macchine anche da rottamare …mah.

Camminare per ossigenare il cervello


Camminare nei boschi fa bene al cervello; per riattivare il mio dovrei perdermi per un paio di giorni, ma anche qualche pomeriggio aiuta. Aggiungici poi che è uno dei rimedi naturali per la pressione alta e siamo a posto. Dicono infatti gli esperti che quando siamo tra gli alberi, il battito cardiaco rallenta, la pressione si abbassa e l’umore migliora molto rapidamente. Spinta quindi, dal nobile intento di ossigenare i neuroni, accetto di buon grado l’invito di alcuni amici a trascorrere una giornata alla scoperta delle colline livornesi. Il ritrovo è alle ore 10.00 di domenica mattina in località Cisternino; noi per far capire subito chi siamo, ci siamo presentati alle 10.25. Da lì abbiamo proseguito verso il Corbolone e abbiamo lasciato la macchina nei pressi di un’area verde dove bambini di massimo 13 anni in mimetica, giocavano a guerra simulata, riempiendo l’ambiente circostante di pallini di plastica, mentre i genitori mangiavano allegramente, incuranti del danno ecologico. Quindi carica anche di questa incazzatura, mi incammino. Sosta tattica dopo tre ore di camminata ad una tipica trattoria dove potersi cibare con dei piatti semplici della tradizione locale quali: tagliatelle al cinghiale, capriolo in umido e torta della nonna casalinga. Dopotutto la camminata fa bene al cervello mica al fisico! Per smaltire magari il caffè sono bastate altre tre ore di camminata per tornare all’auto, per smaltire l’intero pranzo, dovrei star sempre camminando.

«Dovete essere ubriachi di scrittura, così che la realtà non riesca a distruggervi.» Ray Bradbury

17372928_10210164525682835_2005148458_o

Come si può non ascoltare le critiche se vengono mosse con intelligenza e da persone che stimo? Prima di iniziare una faticosissima lezione di Spinning, mi si avvicina un grande uomo, grande in tutti i sensi: sia di statura che d’animo, dicendomi che il pezzo sui libri in fila indiana lo aveva deluso, gli era sembrato un po’ troppo saccente, come se volessi vantarmi del fatto che nonostante sia un’imprenditrice, (gestisco, infatti, una piccola impresa familiare composta da tre figlie un cane e un marito- elencati in ordine di importanza), possa trovare il tempo per dedicarmi alle lettura e di conseguenza, alla scrittura. Lui parlava e io pensavo:
-ci sono veramente persone che leggono quello che scrivo e che addirittura sentono la necessità di criticarmi?!
Passato il primo momento di commozione,lo rassicuro spiegando che ero rimasta indietro con l’obiettivo 52, che avevo letto, ma non scritto e quindi volevo sintetizzare. Il SuperUomo allora mi rassicura “tu non devi scrivere quello che piace agli altri, tu scrivi quello che senti e se a me non piace te lo dico!”.Detto questo abbiamo iniziato a pedalare che in confronto Bartali e Coppi parevano bambini sul triciclo. Fatta questa doverosa premessa ci riprovo.

Finito di leggere Il giovane Holden di Salinger mi sono detta:
“Cavolo! lo avrei voluto scrivere io!”
per come scorre il testo, per la trama, per la descrizione dei personaggi; la prima lettura non mi aveva colpito così tanto, forse perché avevo 14 anni ed ero attratta da un altro genere, ma oggi lo metto tra i libri da leggere in caso di difficoltà.
“Non dirmi che hai paura” di Giuseppe Catozzella e “Mio fratello rincorre i dinosauri” di Giacomo Mazzariol , mi sono stati prestati da un’amica: due libri completamente diversi per tema e stesura. Il primo, quanto mai attuale, racconta la storia
di Samia e ci offre la possibilità di riflettere sui “migranti”, le motivazioni che li spingono ad affrontare l’inferno del viaggio che spesso si conclude con la morte. Un bellissimo ritratto di una figura femminile forte, distrutta dell’irrigidimento politico e religioso. Dell’altro libro posso dire che è un simpatico esperimento, forse un po’ troppo commerciale, di come un adolescente affronta la nascita di un fratello con la sindrome di down. L’ho trovato un po’ troppo costruito, ci sono scene da famiglia cuore, di cui stento a crederne l’autenticità, mentre trovo reale la paura del futuro.
Dopo questi eccessi di realtà, avevo bisogno di rifugiarmi nel fantasy, così sono passata a leggere la famosa trilogia regalatami per il mio compleanno di cui parlerò nei prossimi post.
Come sono andata Luciano?

L’insostenibile stupidità dell’essere.

neuroni

Sai quandoti senti figa perché sei riuscita a farti una doccia, asciugarti i capelli e vestirti senza nessuno intorno che lagni o che ti chieda quanto pesa una montagna o se può andare a far pipì? Ecco, era uno di quei giorni, tutto procedeva regolarmente fin quando non mi sono imbattuta nell’ennesimo essere vivente che con la sua superficiale semplicità, ha mi gelata. Fiera del mio outfit, di come quella particolare maglietta si adattasse senza comprimere, mi sono trovata semplicemente a chiedere:”Scusi, devo fare la visita medica per la patente la stanza è questa?”
Ho visto subito come il suo sguardo di donna umiliata dalla natura e ferita dalla vita, si è posato sul mio nobile ventre e come abbia sorriso, allora l’ho bloccata subito, non volevo sentire quello che pensava, mi era bastata l’espressione e con un secco “No!” ho cercato di fermarla. L’essere non pago ha insistito:
“No, perché g..”
“Nooo!”- ho ripetuto, ma lei svelta:
“no guarda, perché ce l’hai a punta e ti avrei detto maschio!”
Ecco, il male e la morte non si augurano a nessuno, ma l’essere ci è andato pericolosamente vicino, minimo si merita un bruciaculo lungo due giorni. Un po’ come Fulvia di Rieducascional Ciannel, mi chiedo cosa spinga gli esseri viventi ad aprire bocca senza usare quella manciata di neuroni che la natura ha fornito loro, ci deve essere dietro un disagio, una carenza, non possono pensare semplicemente che sia simpatico dire certe cose. Ora, a onor del vero c’è da dire che non sono una 38, neppure una 40, diciamo che riempio bene bene una 42; non ho la pancia piatta da circa 19 anni, ma se mi sento figa non mi devi rompere le palle.

Libri in fila indiana.

Nel fare una lista dei libri che ho letto, mi sono resa conto che se iniziassi a drogarmi forse spenderei meno, anche se non so se con questo tipo di dipendenza, avrei gli stessi benefici della lettura. Ecco la lista, parziale, dei miei 50 grammi di felicità : “L’amica geniale”, “Storia del nuovo cognome”, “Storia di chi fugge e di chi resta”, “Storia della bambina perduta” tutti di Elena Ferrante. Ho trovato la trilogia piacevole, ho apprezzato la crescita stilistica di pari passo con la crescita anagrafica, alla fine sono rimasta con l’amaro in bocca, che non è un male anzi, ho avuto chiaro fin da subito con chi tra le due protagoniste avevo più affinità. Sempre della Ferrante ho letto “L’amore molesto”, ma avendolo letto dopo la trilogia, mi ha un po’ deluso, l’ho trovato incompiuto, abituata alle vicende ben più complesse degli altri libri. “Dieci minuti” di Chiara Minuti, mi è stato regalato per aiutarmi ad accettare dei cambiamenti e in parte c’è riuscito, non ho accettato la sfida della protagonista di fare una cosa nuova ogni giorno per dieci minuti, però mi ha confermato che è necessario rimanere se stessi per essere felici sempre. Con libri come “L’invenzione della madre” di Marco Peano e “La casa blu” di Massimiliano Governi, sono entrata nel girone dell’amore e della morte, dell’amore puro tra genitori e figli e della morte pianificata in seguito a una malattia incurabile o cercata nella casa blu in Svizzera. Sono state entrambe letture difficili, pagine cariche di emozioni che ancora oggi, al solo pensiero, mi fanno stringere il cuore. “La casa blu” l’ho letto dietro consiglio di un autore che adoro, Fabio Bartolomei, di cui ho finito di leggere tutti i libri, quindi è bene che si impegni a farne uscire uno nuovo a breve. Ne “La grazia del demolitore” descrive con la sua ironia graffiante e mai scontata, la società moderna divisa tra vincitori che si spartiscono soldi e terreni sulle spalle dei vinti fino a quando, per uno strano caso del destino, le due categorie si uniscono e avviene l’inaspettato.Per non farmi mancare la mia dose di ansia, mi sono rivolta a colui che disturba i miei sonni da quando avevo 15 anni, quando con Pet Sematary, mi fece odiare gli americani e la loro mania di non recintare quei cavolo di giardini. Mi sono buttata su “Duma Key”, “Cell”, “Doctor Sleep” e “La bambina che amava Tom Gordon” di Stephen King. Duma key l’ho trovato coinvolgente nella prima parte e un po’ scontato nella seconda; simpatica l’idea del potere dell’arte, ma non certo originale, a metà lettura di Cell ho capito che sarei stata tra le prime a morire, scorrevole, avvincente con quel filo di pazza perversione che tanto mi affascina. Mi sono avvicinata a Doctor Sleep con la stessa paura con cui controllo i tombini prima di passarci sopra e non mi ha delusa, degna conclusione di un pilastro che ha fatto storia. Ansia pura per La bambina che amava Tom Gordon, quel suo avvicinarsi maledettamente alla realtà, l’avere figlie dell’età dei protagonisti ha reso il tutto molto più inquietante.

Scrivo per passione e leggo per vivere.

17372928_10210164525682835_2005148458_o

Sono rimasta indietro con “obiettivo 52” perchè, come ho già accennato, avevo bisogno di vivere, di vivere altre vite oltre la mia, di trovare spiegazioni, consigli, di non sentirmi sola, unica. Avevo la necessità di isolarmi, di concentrarmi su problemi degli altri, di perdermi in giri di parole e così è stato.
In questi periodi sono paragonabile ad un tossico: nella mia borsa ci deve sempre essere un libro, così come in cucina o sopra al comodino. Non leggo più in bagno da quando ho perso la mia copia di “Anche le formiche nel loro piccolo si incazzano”: ogni luogo ha la sua lettura. Questa mia dipendenza è fin tropo nota alla mia famiglia, li facilita molto quando devono o, più raramente, vogliono farmi un regalo. Forse è proprio a causa loro se ho avuto un freno sulla scrittura; per il mio ultimo compleanno il compito di scegliere il regalo è toccato a Camilla, che per l’occasione chiamerò con il soprannome più adatto di Tardilla. Tardilla è andata diretta in libreria e dopo un’accurata ricerca, pare anche dietro consiglio del commesso, mi ha preso la mia dose di felicità. Così, come da tradizione, spente le candeline, ormai troppe, sono pronta a ricevere l’inatteso regalo, quando l’adorato marito, tanto buono e caro ma messo male a sensibilità, raduna tutta la ciurma e chiama Tardilla dicendo:
“Cami porta il libro a mamma!”
e addio sorpresa, sapevo che avrei ricevuto un libro, ma un po’ di mistero fino all’ultimo è chiedere troppo? Evidentemente sì. Le sorprese però non finiscono perché la genialità del regalo è stata disarmante: ho ricevuto il terzo volume di una trilogia di cui io non avevo letto i primi due. Favolosi! Faccio notare la cosa, sottolineando l’amore con cui è stato effettuato il gesto, al che rispondono:
“Ma noi lo abbiamo fatto così puoi comprarti i primi due!”
A quel punto io ho replicato:
“Ceerto, io per il vostro compleanno vi regalo una ruota e la bici ve la comprate voi”.
Quindi capite bene che dovevo leggere senza soffermarmi a scrivere, avevo bisogno di ossigeno puro senza compromessi.
Ho letto talmente tanti libri, che si meritano un post a parte… il prossimo. Stay tuned!

Un ordinario lunedì di cultura.

 

Ci sono incontri che ti cambiano la giornata, a volte ci metti un po’ per capirne l’importanza da tanto che sono inaspettati; il mio per esempio inizialmente mi ha lasciato senza parole, ma andiamo con ordine. Lunedì mattina apro il portone e un signore mi chiede – Scusi, ma lei lo conosce il Petrocchi che ha scritto “I sacrifici” ?! – Lì per lì, come ho già detto, sono rimasta a bocca aperta, sarà che avevo Pena e Panico da portare a scuola e Lilli al guinzaglio che tirava come una muta impazzita, fatto sta che ho solo saputo dire – No, mi spiace ! Ho letto nei suoi occhi una profonda delusione che un po’ mi ha fatto vergognare. Essendo profondamente curiosa e detestando l’ignoranza, sono andata a cercare in rete chi fosse questo Petrocchi, perché lo ammetto, come nome non mi diceva proprio niente. Scopro che è esistito eccome: Policarpo Petrocchi (Pistoia, 16 marzo 1852 – Pistoia, 25 agosto 1902) è stato uno scrittore, filologo e lessicografo italiano, a lui si deve il primo vocabolario della lingua italiana, edito tra l’altro a fascicoli. Niente notizie però su un’opera detta “I sacrifici”. Potevo semplicemente farmi due risate ed andare oltre, cosa che inizialmente ho fatto, ma, essendo dissociata di natura, non sono riuscita ad andare oltre; ho dovuto dedicare tempo ed energie a cercare notizie, conoscere, per non farmi trovare impreparata la prossima volta, volevo anche capire cosa spinge un uomo alle 8.10 di mattina a porre queste domande così a bruciapelo ad estranei; vuole forse testare il livello di ignoranza culturale per farsi lui due risate o forse hanno fatto la stessa domanda a lui la sera prima ma, non avendo internet, non ha potuto placare la sua curiosità velocemente come ho fatto io o molto più probabilmente cercava una persona colta con cui conversare? E a ridere adesso è lui!

Radici 

Perché in fondo la vita io la vivo così… io sono quella che cura e nutre con passione la sua orchidea: ci parlo, le do il giusto nutrimento, la giusta luce, compro tutto il necessario per farla crescere sana e bella, fino a che non arriva un amico, uno di quelli seri, che ha tante passioni e che si documenta e ti dice “lo sai vero che quelle che hai attaccato con tanta cura al bastoncino, per farle crescere, non sono rami, ma sono le radici, vero?!” …ecco, nelle vita mi va sempre così: finisco sempre per trovarmi con tre radici per aria.

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

Su ↑

A Coffee on 34th Street

personale di Nina B.

sentieri d'autore

il sito per far viaggiare i tuoi desideri, a piedi e in bicicletta

Hic Rhodus

Rivista di argomenti e logica civile

Parole Libere

Cogli tutto, i profumi, i colori, gli odori e i sentimenti, poi prendi in mano una penna e scrivi scrivi scrivi.

silviAdventure

Le mie avventure intorno al mondo

JON THE WILD SIDE

I know for sure, life is beautiful around the world...

da Zero a Infinito

Una, nessuna... infinite potenzialità e un unico protagonista "la persona". Storie ed esperienze apprese, vissute e narrate... da qui.

il blog di raperonzola

ricette, esperimenti culinari e pensieri di mamma

DialetticaMente blog

L'uomo è vittima di un ambiente che non tiene conto della sua anima.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: