Sono sempre più convinta di aver scelto la palestra più adatta a me. In primis per la maestra: sorridente e rotonda al punto giusto, caratteristica da non sottovalutare; gusti personali, lo so, ma a me quelle troppo ginniche, tendenti al militare, fanno paura. La penso come Vecchioni in fatto di donne: quelle con il pisello, le signorine Rambo, le lascio agli altri, a quelli che sicuramente prendono l’attività fisica più seriamente di me e fanno bene, a me non riesce prendere niente sul serio, sono la solita idiota da sempre. Tornando alla maestra, più che allenare, ci tiene a bada, cerca di addestrare i vari animali da palestra; non sempre ci riesce, ma almeno ci prova. Già all’ingresso si capisce che la palestra non è di quelle convenzionali: la mattina ti apre le porte un tipo a metà tra un favollo tisico e un abitante di Frittole, ha li sguardo da piacione, ma in fondo dietro a quel carnato caraibico anche a dicembre, c’è una brava persona. Tra i miei “colleghi” preferiti, c’è la “spacciatrici di libri”. Ormai siete a conoscenza della mia dipendenza dall’inchiostro su carta, dal fruscio del volta pagina, dal mondo nascosto che mi aiuta a capire o sopportare quello reale. Questa creatura dagli occhi brillanti, il capello ricciolo, lo smalto uguale alla borsa, sembrerebbe uscita dal bosco delle fate, se non fosse che dalla sua bocca escono stornelli in dialetto che probabilmente le uccidono le fate. L’ultima dose che mi ha passato si intitola “La gemella sbagliata” di Ann Morgan. Mi sono gustata il libro sabato pomeriggio, sul treno Livorno/Roma, l’ho letto molto volentieri anche se è un libro non proprio piacevole per chi ha dei gemelli. La storia regge, si legge volentieri, ci credi poi dubiti e infine esclami “Boia che stronza!”.  Aspetto con ansia la prossima dose.

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