“Quali sono i tuoi obiettivi?” Ora, se a rivolgermi questa domanda fosse stata una prof. o un datore di lavoro, avrei sicuramente cercato quel barlume di serietà che è in me e sarei stata professionale nel rispondere. Purtroppo il quesito me lo pose anni fa una giovane nutrizionista a cui mi ero rivolta dopo aver espulso dal mio corpo Pena e Panico; non mi conosceva, non sapeva che spesso il filtro cervello-bocca si intasa e l’onestà della risposta non è proporzionata alle aspettative del richiedente. Quindi mi sentii rispondere: “Mah, sinceramente mi piacerebbe riverderla ”, indicando con gli occhi un punto ben preciso del corpo, allora sormontato da una discreta panza.Capì subito quale fosse il mio cruccio e si adoperò in tale direzione. Tutto questo  per dire che, una volta raggiunto un obiettivo, è necessario trovarne un altro. Il traguardo successivo è quello di rientrare in possesso dell’uso autonomo delle cosce, mi spiego: attualmente strusciano assieme componendo una melodia ammaliante, ma ricordo che un tempo non riuscivano a toccarsi. Mi sono documentata e ho scoperto che le donne afflitte da questa caratteristica hanno una origine antica e mistica: sono infatti le antiche discendenti delle sirene. Non delle sirene sdolcinate alla Walt Disney, quelle a cui la mamma muore sempre quando sono piccole, no, mi riferisco a quelle dell’Odissea di Ulisse, quelle che attirano gli uomini con i loro canti ammalianti e poi li mangiano.  Quindi, tutto sommato, forse non devo eccedere nel distanziare le cosce, forse è bene far capire agli altri fin dal primo sguardo, con chi hanno a che fare.

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