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Come si può non ascoltare le critiche se vengono mosse con intelligenza e da persone che stimo? Prima di iniziare una faticosissima lezione di Spinning, mi si avvicina un grande uomo, grande in tutti i sensi: sia di statura che d’animo, dicendomi che il pezzo sui libri in fila indiana lo aveva deluso, gli era sembrato un po’ troppo saccente, come se volessi vantarmi del fatto che nonostante sia un’imprenditrice, (gestisco, infatti, una piccola impresa familiare composta da tre figlie un cane e un marito- elencati in ordine di importanza), possa trovare il tempo per dedicarmi alle lettura e di conseguenza, alla scrittura. Lui parlava e io pensavo:
-ci sono veramente persone che leggono quello che scrivo e che addirittura sentono la necessità di criticarmi?!
Passato il primo momento di commozione,lo rassicuro spiegando che ero rimasta indietro con l’obiettivo 52, che avevo letto, ma non scritto e quindi volevo sintetizzare. Il SuperUomo allora mi rassicura “tu non devi scrivere quello che piace agli altri, tu scrivi quello che senti e se a me non piace te lo dico!”.Detto questo abbiamo iniziato a pedalare che in confronto Bartali e Coppi parevano bambini sul triciclo. Fatta questa doverosa premessa ci riprovo.

Finito di leggere Il giovane Holden di Salinger mi sono detta:
“Cavolo! lo avrei voluto scrivere io!”
per come scorre il testo, per la trama, per la descrizione dei personaggi; la prima lettura non mi aveva colpito così tanto, forse perché avevo 14 anni ed ero attratta da un altro genere, ma oggi lo metto tra i libri da leggere in caso di difficoltà.
“Non dirmi che hai paura” di Giuseppe Catozzella e “Mio fratello rincorre i dinosauri” di Giacomo Mazzariol , mi sono stati prestati da un’amica: due libri completamente diversi per tema e stesura. Il primo, quanto mai attuale, racconta la storia
di Samia e ci offre la possibilità di riflettere sui “migranti”, le motivazioni che li spingono ad affrontare l’inferno del viaggio che spesso si conclude con la morte. Un bellissimo ritratto di una figura femminile forte, distrutta dell’irrigidimento politico e religioso. Dell’altro libro posso dire che è un simpatico esperimento, forse un po’ troppo commerciale, di come un adolescente affronta la nascita di un fratello con la sindrome di down. L’ho trovato un po’ troppo costruito, ci sono scene da famiglia cuore, di cui stento a crederne l’autenticità, mentre trovo reale la paura del futuro.
Dopo questi eccessi di realtà, avevo bisogno di rifugiarmi nel fantasy, così sono passata a leggere la famosa trilogia regalatami per il mio compleanno di cui parlerò nei prossimi post.
Come sono andata Luciano?

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