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Se i sogni sono la porta sul nostro inconscio, è bene che la mia rimanga ben chiusa. Se saperli interpretare è importante per conoscerci meglio, a me sta bene avere un rapporto superficiale con il mio inconscio. Non voglio capire i motivi che stanno dietro al sogno che mi ha fatto svegliare con un peso sul cuore e un’incazzatura nell’anima. Però lo racconto così magari non ci penso più. Era una notte buia e tempestosa, non è vero era solo notte, ma adoro Snoopy, comunque era notte. Squilla il telefono, ed, essendo l’unico menbro della famiglia che reagisce in tempi brevi se stimolato, vado a rispondere. Era la polizia di Lucca: una donna con voce cupa si scusa per l’ora, ma deve informarmi che la mia amica, quella che sa più cose di me che io stessa, quella con cui non riesco ad essere normale, quella che fa la saggia perché lei certe cose le ha studiate, quella che è sempre stata fuori da ogni schema, insomma lei, è morta e chiamano me perche è l’unico numero che si legge sul suo cellulare anteguerra è il mio. Mi assale subito un dolore al petto, mi tremano le gambe, non capisco, penso subito alla figlia, al compagno e ora come faccio a dirlo. Poi chiedo come è successo e, qui cari dottori mi dovete venire incontro, perché l’amica, quella cretina che deve sempre fare l’alternativa, era andata con un’amica a mangiare la pizza e fin qui tutto bene; il problema è che lei è anche vegetariana quindi non poteva ordinare una pizza che so broccoli e salsicce o speck e mascarpone no, lei deve fare l’originale e allora ordina una pizza ai petali di rosa e resta soffocata proprio con un petalo. Quindi mi sveglio stanca, triste e incazzata.

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