Le olimpiadi sono finite e ahimè, tanti nobili sport torneranno nel dimenticatoio. Essendo la persona meno agile e sportiva, non dico nel mondo, ma su almeno 4 continenti, non ho mai scritto sull’argomento, anche perché persino l’ultimo atleta, quello che proprio ha fatto un tempo ridicolo, ha la mia più profonda e sincera stima. Mettersi in gioco, essere costantemente sotto pressione, allenarsi con sacrificio e fatica, non fa per me; parafrasando il buon caro Woody diciamo che io amo lo sport, starei ore a guardare gli atleti al lavoro magari seduta al fresco a leggere un buon libro, ma anche così sono sicura che avrei più acciacchi di loro. Parlando di libri, ho avuto modo di sentirmi fuori luogo proprio con i miei amati durante l’estate. In spiaggia sembravo un cavernicolo che estraeva dalla sacca fatta di pelli dell’animale ucciso, un blocco di pietra inciso: tutti infatti avevano un kindle con non so quanti libri dentro e stavano comodante seduti e composti sulle loro sdraio, mentre io adeguavo la posizione in base alla pagina da leggere del mio mattone quindi mi facevo fianco destro se la pagina era la sinistra e viceversa (io tra l’altro questo movimento lo classifico come attività fisica leggera, da non confondersi con la pesante che prevede l’uso degli attrezzi quali lapis per sottolineare ultimamente sono passata a quelli grandi della Staedtler,ma ho iniziato per non strafare con quelli dell’Ikea).
Quindi loro mi guardavano un po’ schifati, mentre io non riesco ancora a capire come si faccia a preferire uno schermo anonimo alla passione che c’è sopra un foglio di carta, magari sciupato dal tempo o dal cibo, perche con tutto quel movimento a me viene anche fame. Non credo che riuscirei ad abituarmi, oddio di vantaggi ce ne sarebbero: avrei la borsa leggera e non avrei problemi di spazio in casa.

Inoltre appartengo a quel gruppo di intellettuali che piega l’angolo in alto della pagina per tenere il segno, quindi, imbranata come sono romperei quello schermo nel tentativo di fare l’orecchio.

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