Ci sono volute un centinaio di pagine prima che capissi la portata rivoluzionaria del romanzo, mi stavo perdendo dentro i dialoghi in siciliano, alla grammatica che capivo a fatica, in mezzo a quella che credevo fosse una storia come tante di bambine nate e spedite in un convento, poi finalmente ho capito che Goliarda ha voluto scuotere, sconvolgere la società intellettuale e non solo dell’epoca ed allora mi sono innamorata di Modesta. Nata in un ambiente povero di cultura e di sostanze, capisce fin da subito che il suo corpo e la sua mente sono destinati a qualcosa di grande: arriverà infatti a sfidare la cultura patriarcale, fascista, mafiosa in cui vive, la sua forza è la sua intelligenza che le permetterà di diventare una ricca aristocratica ma non solo; sarà anche un’amica generosa, una madre che definire affettuosa sarebbe un limite perché il bene ai figli lo trasmette con l’esempio e l’istruzione in modo talmente attuale che mi sono immedesimata in lei parecchie volte ed infine un’amante sensuale in cerca di godere del vero piacere, sperimentando così il sesso in tutte le sue sfumature, praticandolo sia con uomini che donne con estrema naturalezza e passione. Modesta nella sua vita compie un’evoluzione che la porta ad essere da semplice essere umano condizionato dalla morale e dalla religione, a donna libera da ogni sovrastruttura realizzando questo intento soprattutto nella famiglia che gestisce come una comunità di pari in cui i figli e le figlie sono istruiti con gli stessi libri, quelli messi al bando dal regime fascista, ma comunque liberi di sperimentare tutto cio che li avvicini al piacere.

Ero tentata di mettere qualche citazione qua e lá, ma perderebbero forza, perciò dovete leggere questo libro, anche solo per dire “ma allora non sono l’unica che la pensa così”. Mi raccomando, non vi laciate scoraggiare dalle prime cento pagine, concentratetivi sul successivo piacere.

Anche questo libro è uscito dalla valigia della zia.

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