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Ho sempre avuto il sospetto che l'amicizia venga sopravvalutata. come gli studi universitari, la morte o avere il cazzo lungo. noi esseri umani esaltiamo i luoghi comuni per sfuggire alla scarsa originalità della nostra vita. (Trueba)

Mese

gennaio 2016

Ars coquinaria precocis.

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All’insegna del “però è buono!”, mi sono decisa a condividere le mie ricette culinarie che devono tener conto di vari fattori:
1. Senza glutine;
2. Poche calorie (per la simpatica fase di prediabete in cui si trova Agonia)
3. Frutta e verdura di stagione, a km zero e se possibile, bio
4. Breve tempo di preparazione, perché trovo sempre qualcosa di meglio da fare.
Detto questo inizierei con l’ultima scoperta fatta che non ha tutti i requisiti richiesti, ma possiede il più importante: si prepara in 30 secondi!
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MAIONESE BIO IN 30 SECONDI
Ingredienti:
1 Uovo biologico
200 ml Olio di semi di girasole
Due cucchiai di limone bio
Due pizzichi di Sale (io uso quello rosa dell’Himalaya)
Preparazione:
Cosa importante è che sia l’uovo che l’olio siano freddi di frigorifero.
Si mettono in un contenitore nell’ordine: l’uovo, l’olio, il sale e i due cucchiai di limone. A questo punto si immerge il minipimer e per dieci secondi si tiene acceso alla massima potenza fermo sul fondo. Trascorsi questi lunghissimi attimi si può iniziare a muoverlo dal basso verso l’alto per altri venti secondi. A questo punto il tempo che impiego per cucinare si sta esaurendo, quindi la maionese è pronta!
Altra cosa da non sottovalutare è che l’intero procedimento può essere effettuato dentro un barattolo di vetro della Bormioli, così una volta fatto si chiude con il tappo e si mette in frigo.
Massimo risultato col minimo sforzo.

 

 

Foto di Nicoletta Arduini (https://www.instagram.com/nikovero7007/)

Ars coquinaria precocis.

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All’insegna del “però è buono!”, mi sono decisa a condividere le mie ricette culinarie che devono tener conto di vari fattori:
1. Senza glutine;
2. Poche calorie (per la simpatica fase di prediabete in cui si trova Agonia)
3. Frutta e verdura di stagione, a km zero e se possibile, bio
4. Breve tempo di preparazione, perché trovo sempre qualcosa di meglio da fare.
Foto di Nicoletta Arduini (https://www.instagram.com/nikovero7007/)

Obiettivo 52: Tutta la luce che non vediamo.

  

Volevo iniziare l’anno con una lettura travolgente e su consiglio di una persona che stimo, mi sono avvicinata a Tutta la luce che non vediamo di Anthony Doerr, premio Pulitzer 2015.
Seconda guerra mondiale, Saint-Malo. Pochi giorni prima dello sbarco in Normandia, la cittadina francese resiste all’occupazione dei Tedeschi. Qui si incontrano le vicende di Marie-Laure, una bambina francese con i capelli rossi e lentiggini in viso e cieca dall’età di sei anni, e Werner, un ragazzino tedesco orfano con la passione per la tecnologia e una vivace intelligenza. 
Quello che poteva essere un pesante macigno sulla seconda guerra mondiale è reso elegante, potente, ammaliante da vari fattori. Ecco quali sono, secondo me. 
La struttura brillante e lineare, formata da brevi capitoli, rende agevole la lettura. I continui sbalzi temporali e i numerosi personaggi satellite, che ruotano intorno ai due protagonisti, contribuiscono ad intricare maggiormente il romanzo. Con l’uso di una scrittura pulita e diretta Doerr ti porta direttamente dentro agli eventi, tanto da percepirne i suoni, i profumi e la luce.
Ed è proprio la luce l’elemento cardine. Quella che vede Marie-Laure, quella che immagina Werner, quella che emana una pietra maledetta… A questa luce è affidato il messaggio positivo del libro, un invito alla fratellanza, all’uso della ragione, alla divulgazione della cultura. Una luce che va cercata dentro di noi, che dobbiamo coltivare per non sprofondare nel buio. 
Credo che queste siano le motivazioni che hanno portato «The New Yorker» ad affermare che Tutta la luce che non vediamo è «una meditazione sul fato e sul libero arbitrio, su come si intrecciano durante la guerra». 

La Villa degli Errori.

Continuando a  riflettere su opportunità di cura e crescita del patrimonio culturale livornese mi soffermerei ancora una volta su Villa Mimbelli, perché quando vieni a sapere che il Museo Fattori, che, come tutti sappiamo possiede la più importante collezione macchiaiola al mondo, è sulla carta  l’antagonista del Museo d’Orsay di Parigi ( https://www.facebook.com/nicola.stefanini.9?fref=photo&__mref=message_bubble), qualche domandina sorge spontanea. La prima, la più stupida, che mi parte in automatico è “Perché?”. Amo viaggiare, conoscere luoghi e culture diverse, trovo sempre tutto interessante, bello, pulito, curato, poi, da brava italiana media, mi chiedo perché in Italia non riusciamo a valorizzare appieno il nostro patrimonio; ogni città italiana, ogni paese ha una storia da raccontare  e Livorno ha veramente tanto. Considerando, solo che sbarcano nugoli di croceristi  e che non tutti vanno  a Pisa o Firenze,  perché il Museo Fattori, antagonista del Museo d’Orsay, fa una media di 2,5 visitatori paganti?  Perché le scuole, parlo per esperienza diretta con elementari e superiori, non hanno un dialogo costante e continuo con il museo? 

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A domande semplici seguono semplici osservazioni. Come ho già detto, non sono di Livorno, quindi per orientarmi in città seguo l’istinto e le indicazioni e vi posso assicurare che se si vuol  raggiungere il Museo non si  trovano  grosse indicazioni; io personalmente metterei anche dei cartelloni all’aeroporto di Pisa con le lucine lampeggianti a sottolineare “antagonista del Museo d’Orsay”, perché, se c’è una cosa che ho imparato dall’esperienza a Pietrasanta, è proprio quella di valorizzare al massimo quello che abbiamo.

 

Capisco che le difficoltà economiche impongano le attenzioni su settori socio-sanitari, che sia difficile trovare finanziamenti, capisco che la burocrazia sia lentissima, ma far finta che queste realtà artistiche non esistano, impedire ai bambini di conoscere quale aria si respirasse nella loro città, quali e quanti artisti, non solo sono venuti ma sono addirittura nati a Livorno, credo produca un impoverimento dell’animo; l’arte serve anche a nutrire quella parte di noi che guarda all’irrazionale, alle emozioni e, senza emozioni, siamo bestie.

 

Foto di Nicoletta  Arduini (https://www.instagram.com/nikovero7007/)

 

 

 

Obiettivo 52

Cresciuta con un grande uomo, mio zio, e con la grande donna che gli stava accanto posso dire che se sono così oggi è grazie (o per colpa) a loro; animata infatti da un forte spirito di contraddizione e circondata da soggetti mediocri, ogni volta che, gli zii mi portavano un libro o mi portavano in un museo, io storcevo il naso e sbuffavo perché era più semplice uniformarsi alla massa e non ricevere continui stimoli. Fatto sta che dopo anni di libri lasciati a riempirsi di polvere sugli scaffali, un giorno, decisi che forse potevo leggerne qualcuno e da quel giorno non sono più riuscita ad allontanarmi troppo dai libri, ne ho sempre uno in borsa. Che un Dio protegga gli spiriti contraddittori e le belle persone.

 

P.s. Ricordo ancora quando mi portarono un libro sull’educazione sessuale, mi vergognavo quasi a guardarlo e invece oggi lo sto ricercando per farlo leggere alle mie figlie.

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Foto di Nicoletta  Arduini (https://www.instagram.com/nikovero7007/)

A parte l’Arte…

Non saprei quando di preciso mi sono avvicinata all’arte in maniera consapevole, dopotutto sono cresciuta in un paese dove l’arte si inizia a respirala in sala parto. Nata e cresciuta a Pietrasanta, la piccola Atene, culla dell’arte fin dai tempi remoti, ricca di storie, leggende e di laboratori artistici/artigianali. È il luogo in cui l’artista trova le mani che lo guideranno, che renderanno immortale i suoi lavori: quelle dell’artigiano. Da sempre attratta dal bello, in cerca di emozioni, rincorro l’arte ovunque mi trovi. Sono quasi tre anni che vivo a Livorno e quotidianamente scopro architetture, storie, artisti che neanche i livornesi conoscono o apprezzano, … ma voglio credere che siano solo gelosi dei loro tesori, che li vogliano semplicemente mettere al riparo dal libeccio che anche oggi tira a 122 Km/h.

Cappella di Villa Mimbelli

Di recente, una mia amica, una di quelle che cammina con gli occhi aperti, le antenne sempre su “on” e la macchina fotografica a portata di mano, si è imbattuta in un tesoro, nascosto ai più, seppur ben in vista: quindi dopo un primo momento di stupore, gli occhi sono tornati nelle orbite, le antenne hanno iniziato a vibrare e le foto sono partite a raffica, il tutto seguito da una serie di messaggi del tipo “non ci credo”, “ma ci rendiamo conto”. Mi spiega dove si trova e cosa ha visto e la cosa inquietante è che, pur conoscendo il posto perfettamente, almeno così credevo, non avevo la più pallida idea che nel parco di Villa Mimbelli ci fosse una biblioteca, piccola e deliziosa, dedicata esclusivamente all’arte. Vado in rete a cercare notizie, ma nessuno ne parla, solo un piccolo trafiletto sul sito del Comune ma niente informazioni, quasi avessero paura di farlo sapere.

 

 

La fotografia e il bravo fotografo riescono a scovare il bello, anche quando gli altri ce la mettono tutta per nasconderlo. Esternamente questo piccolo edificio sembra in rovina, come del resto anche l’adiacente Museo Fattori: non ci sono cartelli esplicativi, l’entrata è quasi nascosta e il tutto è contornato da del verde rigoglioso ciarpame. L’interno è ben ristrutturato, si presenta una navata unica con transetto leggermente sopraelevato delimitato da una balaustra in marmo e una piccola abside con decori geometrici che sembrano aumentarne le dimensioni. Trovo intelligente la scelta, viste anche le dimensioni, di rendere la biblioteca monotematica ed, avendo di fianco un museo d’arte, non restano alternative. Tolto il filtro che rende tutto più bello si iniziano a vedere i primi ammanchi. Come ho più volte rimarcato l’ambiente è esiguo quindi i libri non trovano spesso una collocazione adatta, si vedono infatti scatoloni di cartone accatastati sul transetto e, cosa ancora più triste, libri ammassati in enormi buste di plastica, quelle dei supermercati per intendersi. Provo a chiedere qualche libro in visione e, … no è meglio non dare giudizi affrettati, sono sicura che la bibliotecaria sia sicuramente più colta ed istruita di me, forse si sente prigioniera di questo luogo fantastico. Infine un breve cenno sull’orario di apertura: lunedì – sabato dalle 10.00 alle 13.00, … ma allora ditelo che non ci volete nessuno.

Per non essere solo critica, per non sembrare la zitella acida di turno ecco l’angolo costruttivo. Il luogo si presta ad una serie infinita di attività con poche modifiche: proporrei, ad esempio, di restringere ulteriormente l’argomento dei libri, magari limitandolo alle pubblicazioni inerenti al museo adiacente e tenerlo al passo con i tempi attraverso le riviste d’arte. Liberando lo spazio del transetto e dell’abside si potrebbe usare come spazio per incontri con autori, spazio per laboratori artistici per bambini mattutini, coinvolgendo le scuole, facendo appositi programmi da inserire nel POF, o pomeridiani per intensificare l’attività della vicina ludoteca con attività magari meno ludiche. L’apertura pomeridiana come sala studio in giorni prestabiliti per le scuole medie/superiori/università. Si possono organizzare contest letterari, istallazioni artistiche e tanto altro ancora. Sindaco ci sei ?!.

Foto di Nicoletta  Arduini (https://www.instagram.com/nikovero7007/)

Il mio cervello e’ il mio secondo organo preferito (cit. Woody Allen)

Il mio cervello e’ il mio secondo organo preferito (cit.), lo uso quasi quanto l’altro e mi dà molte soddisfazioni. A volte mi faccio prendere la mano, lo uso troppo e succedono i danni perché è sempre meglio adeguarsi al livello medio, come quando, dopo l’ennesima domanda idiota sul gruppo whatsapp delle mamme di scuola, nuovo girone dell’inferno dantesco, ho abbandonato la chat e sono stata sommersa da una valanga di messaggi in cui le mamme mi chiedevano cosa fosse successo, se  avessi dei problemi con il telefono o peggio  Non fraintendetemi: il gruppo è utile per avere informazioni sulle attività scolastiche, sulle uscite, sul materiale necessario, ma tutto quello che ne segue no! è un susseguirsi di “grazie”, domande sui compiti, non solo su quali fare, ma anche su come farli e io non ho ancora raggiunto il livello tantrico necessario per farmi scivolare queste stronzate addosso e c’è il giorno in cui anche un “grazie” di troppo mi manda di fuori. So di essere facilmente irritabile, ma vogliamo parlare dell’abuso delle emoji? Donnine con manine alzate che si insinuano alla fine di messaggi o faccine sorridenti che viene solo voglia di prendere a pedate, buttate a caso in mezzo ad una conversazione o prati di inutili fiori o pollicioni blu da prendere a morsi; sicuramente sto invecchiando, ma, per dirla con Caparezza, trovo molto interessante questa mia parte intollerante. Poi diciamola tutta: i compiti li devono scrivere da soli sul diario, se non li scrivono pace, andranno a scuola impreparati e si troveranno ad affrontare un problema loro e solo loro. Dopo tutto la scuola deve insegnare anche come si sta al mondo e non credo che lavorare per loro o insegnar loro a fare i furbi, sia un approccio etico. Circolano leggende su mamme che fanno i compiti per i figli usando la mano sinistra per simulare meglio la grafia del piccolo, mamme che passano l’estate a fare i compiti mentre il piccolo fa il bagnetto con gli amici, perché “poverini l’estate si devono divertire”. Ecco, tra le tante cose che mi mandano in bestia al secondo posto c’è il definire i figli “poverini”, i miei ci hanno cresciuto mio fratello e lui alla fine si è convinto di essere un poverino e pretende che gli sia tutto dovuto. In pratica da piccoli poverini da grandi cretini. Io non ho la risposta a tutto e neppure so quale sia la soluzione migliore, ma sicuramente è necessario dare più indipendenza ai figli per renderli autonomi perché poi quando cresci la grande sfida è riuscire a diventare indipendente, non dover chiedere a nessuno, vivere del proprio lavoro e per fare questo ci vuole sicurezza e fiducia in sé, tutte cose che si acquisiscono negli anni e sbagliando tante volte.

 

Per un grande film non occorre un cinema grande ma un Grande Cinema.

La scelta del film da vedere è vincolata da vari fattori, il principale è cercare un piccolo cinema indipendente non legato alle varie multisala. Le alternative sono poche ma molto valide. Scelgo il teatro La Gran Guardia, guardo cosa propone e decido di portare Pena&Panico a vedere Il Piccolo Principe. A conferma di aver fatto la scelta giusta mi è arrivata quando una mamma tamarra abbestia  che con un’eleganza inaudita uscendo dal cinema ha esclamato “Oibò mai più ! Marsha e orso la prossima vorta!” ,ho guardato la mia amica e ci siamo dette “sarà bellissimo!!”. E così è stato! È inutile fare un confronto libro/film perché da che mi ricordo i film hanno sempre perso, non si puo ricreare la bellezza che si nasconde dietro ad ogni pagina da sfogliare, dietro ad ogni personaggio immaginato, dietro alle emozioni delle parole; inoltre il film non è una fedele riproduzione ma propone una storia moderna in cui il perno centrale è l’opera di Antoine de Saint-Exupéry. Il risultato è piacevole, commovente, divertente. Ho trovato interessante i diversi stili di animazione che variavano in base alla storia narrata e soprattutto lo hanno apprezzato anche le piccole belve che finito il film mi hanno chiesto di comprargli il libro. Credo sia il giudizio più stellato che un film possa ricevere.

Ho guardato dentro a un’emozione …

Ci sono giorni in cui ti svegli così, altri in cui non dormi proprio e continui a sentirti a mezz’aria. Ci sono poi le giornate come oggi in cui l’unica cosa che vorrei è essere una canzone di Vasco Rossi: vorrei far parte di ogni nota, di ogni accordo e scivolare, lentamente, tra una nota e l’altra per uscire sussurrata dalle sue labbra.

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