Il mio cervello e’ il mio secondo organo preferito (cit.), lo uso quasi quanto l’altro e mi dà molte soddisfazioni. A volte mi faccio prendere la mano, lo uso troppo e succedono i danni perché è sempre meglio adeguarsi al livello medio, come quando, dopo l’ennesima domanda idiota sul gruppo whatsapp delle mamme di scuola, nuovo girone dell’inferno dantesco, ho abbandonato la chat e sono stata sommersa da una valanga di messaggi in cui le mamme mi chiedevano cosa fosse successo, se  avessi dei problemi con il telefono o peggio  Non fraintendetemi: il gruppo è utile per avere informazioni sulle attività scolastiche, sulle uscite, sul materiale necessario, ma tutto quello che ne segue no! è un susseguirsi di “grazie”, domande sui compiti, non solo su quali fare, ma anche su come farli e io non ho ancora raggiunto il livello tantrico necessario per farmi scivolare queste stronzate addosso e c’è il giorno in cui anche un “grazie” di troppo mi manda di fuori. So di essere facilmente irritabile, ma vogliamo parlare dell’abuso delle emoji? Donnine con manine alzate che si insinuano alla fine di messaggi o faccine sorridenti che viene solo voglia di prendere a pedate, buttate a caso in mezzo ad una conversazione o prati di inutili fiori o pollicioni blu da prendere a morsi; sicuramente sto invecchiando, ma, per dirla con Caparezza, trovo molto interessante questa mia parte intollerante. Poi diciamola tutta: i compiti li devono scrivere da soli sul diario, se non li scrivono pace, andranno a scuola impreparati e si troveranno ad affrontare un problema loro e solo loro. Dopo tutto la scuola deve insegnare anche come si sta al mondo e non credo che lavorare per loro o insegnar loro a fare i furbi, sia un approccio etico. Circolano leggende su mamme che fanno i compiti per i figli usando la mano sinistra per simulare meglio la grafia del piccolo, mamme che passano l’estate a fare i compiti mentre il piccolo fa il bagnetto con gli amici, perché “poverini l’estate si devono divertire”. Ecco, tra le tante cose che mi mandano in bestia al secondo posto c’è il definire i figli “poverini”, i miei ci hanno cresciuto mio fratello e lui alla fine si è convinto di essere un poverino e pretende che gli sia tutto dovuto. In pratica da piccoli poverini da grandi cretini. Io non ho la risposta a tutto e neppure so quale sia la soluzione migliore, ma sicuramente è necessario dare più indipendenza ai figli per renderli autonomi perché poi quando cresci la grande sfida è riuscire a diventare indipendente, non dover chiedere a nessuno, vivere del proprio lavoro e per fare questo ci vuole sicurezza e fiducia in sé, tutte cose che si acquisiscono negli anni e sbagliando tante volte.

 

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